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Vuoi fare buone foto? Usa la Gestalt

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04.06.2019

Non si compra online. Non si installa sul pc. La Gestalt non è un nuovo software di postproduzione. O forse sì, a pensarci bene.

Di manuali pratici per fare buone foto traboccano le librerie. Mi dicono che sia il genere più venduto sullo scaffale dei libri di fotografia.

Che è un buon segno, perché vuol dire che tanta gente non è soddisfatta delle foto che normalmente gli vengono e vorrebbe farne di migliori.

Che è un cattivo segno, perché vuol dire che tanta gente fa brutte foto.

(Anche vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, in fondo, è un problema di Gestalt...).

Ora, questi manuali si somigliano un po' tutti. Hanno pagine lucide, preferibilmente formato quadrotto perché tiene bene sia le foto orizzontali che verticali, e di foto ce ne sono tante, molto wow!, effetto "ecco vorrei farle proprio così".

Il problema di questi manuali è che, quando ti devono dire come fare a farle "proprio così", tutto quello che sanno darti è un po' delle solite formulette da fotoamatori, decentra il soggetto, semplifica, stai attento allo sfondo, le diagonali, la chiocciola della sezione aurea che nessuno ha mai capito bene come si adopera, eccetera.

Ora, che gli autori se ne rendano conto o meno, queste formulette che si copiano stancamente l'un l'altro e che nessuno spiega perché dovrebbero funzionare, sono tutte più o meno cascami di Gestalt, la psicologia della percezione.

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© La Repubblica