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La minaccia contro il governo Berlusconi

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21.09.2019


Secondo la Pubblica Accusa, in parallelo già con l'azione concretizzatasi nella minaccia ai Governi Amato prima e Ciampi, soprattutto, dopo, venne a svilupparsi, dopo l'arresto di Salvatore Riina (già preceduto da quello di Vito Ciancimino), un'ulteriore azione che vide protagonisti da un lato Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, che di fatto, al di là delle cariche formali mai loro attribuite, raccolsero il testimone dello stesso Riina rappresentandone la volontà, e, dall'altro, Marcello Dell'Utri (per il tramite di Vittorio Mangano che con lo stesso vantava un risalente rapporto di frequentazione) e che sfociò, infine, ancora secondo la contestazione di reato del P.M., nella rinnovazione della minaccia mafiosa nei confronti anche di Silvio Berlusconi appena insediatosi nel
maggio 1994 a Capo del nuovo Governo della Repubblica.
Tale azione così, infine, sfociata, peraltro, ancora secondo l'Accusa, avrebbe avuto già un prologo nel 1992, dopo l'uccisione di Salvo Lima, allorché il medesimo Marcello Dell'Utri si sarebbe offerto alle cosche mafiose come nuovo interlocutore delle stesse in sostituzione del predetto Lima.
E' opportuno, allora, iniziare proprio dalla figura di Marcello Dell'Utri quale emerge, innanzi tutto, dalle sentenze irrevocabili acquisite agli atti, per poi verificare:
- se nel 1992 il predetto imputato abbia in qualche modo istigato, sollecitato, stimolato o assecondato le minacce che il vertice di "cosa nostra", come si è visto nella precedente Parte Terza di questa sentenza, ebbe a rivolgere al Governo sotto forma di condizioni per la cessazione della strategia stragista;
- se, successivamente, il medesimo imputato abbia posto in essere condotte idonee a provocare o rafforzare nei responsabili mafiosi l'intento di rinnovare ancora la minaccia questa volta nei confronti del Governo Berlusconi;
- se tale minaccia sia stata effettivamente formulata dai vertici mafiosi;
- se, infine, Dell 'Utri abbia fatto da tramite per far giungere la rinnovata minaccia mafiosa sino al Presidente del Consiglio Berlusconi.
[...]
Nel corso del processo, quanto all'odierno imputato Marcello Dell'Utri, sono state acquisite al fascicolo del dibattimento le sentenze pronunciate nei confronti del predetto rispettivamente il 29 giugno 20 l O dalla Corte di Appello di Palermo, il 9 marzo 2012 dalla Corte di Cassazione, il 25 marzo 2013 ancora dalla Corte di Appello di Palermo e, infine, dalla Corte di Cassazione il 9
maggio 2014 con la quale è stato irrevocabilmente definito il processo.
Marcello Dell'Utri, invero, venne portato a giudizio per rispondere dei seguenti reati:
a) di cui agli artt.110 e 416 commi 1,4 e 5 c.p. per avere concorso nelle attività della associazione di tipo mafioso denominata "Cosa Nostra ", nonché nel perseguimento degli scopi della stessa, mettendo a disposizione della medesima associazione l'influenza ed il potere derivanti dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario ed imprenditoriale, nonché dalle relazioni in tessute nel corso della sua attività, partecipando in questo modo al mantenimento, al rafforzamento ed alla espansione della associazione medesima. E così ad esempio:
1. partecipando personalmente ad incontri con esponenti anche di vertice di Cosa Nostra, nel corso dei quali venivano discusse condotte funzionali agli interessi della organizzazione;
2. intrattenendo, inoltre, rapporti continuativi con l'associazione per delinquere tramite numerosi esponenti di rilievo di detto sodalizio criminale, tra i quali Bontate Stefano, Teresi Girolamo, Pullarà Ignazio, Pullarà Giovanbattista, Mangano Vittorio, Cinà Gaetano, Di Napoli Giuseppe, Di Napoli Pietro, Ganci Raffaele, Riina Salvatore;
3. provvedendo a ricoverare latitanti appartenenti alla detta organizzazione;
4. ponendo a disposizione dei suddetti esponenti di Cosa Nostra le conoscenze acquisite presso il sistema economico italiano e siciliano. Così rafforzando la potenzialità criminale dell'organizzazione in quanto, tra l'altro, determinava nei capi di Cosa Nostra ed in altri suoi aderenti la consapevolezza della responsabilità di esso Dell 'Utri a porre in essere (in varie
forme e modi, anche mediati) condotte volte ad influenzare - a vantaggio della associazione per delinquere - individui operanti nel mondo istituzionale, imprenditoriale e finanziario. Con le aggravanti di cui all'articolo 416 commi 4° e 5° c.p. trattandosi di associazione armata ed essendo il numero degli associati superiore a dieci. Reato commesso in Palermo (luogo di costituzione e
centro operativo della associazione per delinquere denominata Cosa Nostra), Milano ed altre località, da epoca imprecisata sino al 28.9.1982;
b) di cui agli artt. 110 e 416 bis commi 1, 4 e 6 c.p. per avere concorso nelle attività della associazione di tipo mafioso denominata "Cosa Nostra ", nonché nel perseguimento degli scopi della stessa, mettendo a disposizione della medesima associazione l'influenza ed il potere derivanti dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario ed imprenditoriale, nonché dalle relazioni
intessute nel corso della sua attività, partecipando in questo modo al mantenimento, al rafforzamento ed alla espansione della associazione medesima. E così ad esempio:
1. partecipando personalmente ad incontri con esponenti anche di vertice di Cosa Nostra, nel corso dei quali venivano discusse condotte funzionali agli interessi della organizzazione;
2. intrattenendo, inoltre, rapporti continuativi con l'associazione per delinquere tramite numerosi esponenti di rilievo di detto sodalizio criminale, tra i quali, Pullarà Ignazio, Pullarà Giovanbattista, Di Napoli Giuseppe, Di Napoli Pietro, Ganci Raffaele, Riina Salvatore, Graviano Giuseppe;
3. provvedendo a ricoverare latitanti appartenenti alla detta organizzazione;
4. ponendo a disposizione dei suddetti esponenti di Cosa Nostra le conoscenze acquisite presso il sistema economico italiano e siciliano. Così rafforzando la potenzialità criminale dell'organizzazione in quanto, tra l'altro, determinava nei capi di Cosa Nostra ed in altri suoi aderenti la consapevolezza della responsabilità di esso Dell'Utri a porre in essere (in varie
forme e modi, anche mediati) condotte volte ad influenzare - a vantaggio della associazione per delinquere - individui operanti nel mondo istituzionale, imprenditoriale e finanziario. Con le aggravanti di cui ai commi 4° e 6° dell'art.416 bis c.p., trattandosi di associazione armata e finalizzata ad assumere il controllo di attività economiche finanziate, in tutto o in parte, con il
prezzo, il prodotto o il profitto di delitti. Reato commesso in Palermo (luogo di costituzione e centro operativo dell'associazione per delinquere denominata Cosa Nostra), Milano ed altre località, dal 28.9.1982 ad oggi.
Con la prima delle predette sentenze, quella del 29 giugno 2010, l'imputato Marcello Dell'Utri, già condannato dal Tribunale di Palermo per i predetti reati unificati sotto il vincolo della continuazione alla pena di anni nove di reclusione, venne assolto dalla Corte di Appello di Palermo dal reato di cui sopra........

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