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Forza Italia, il valzer delle poltrone. Costa per Barelli (che va al governo)

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15.04.2026

Paolo Barelli e il successore Enrico Costa (dx)

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Roma, 14 aprile 2026 – Il ricambio al vertice di Forza Italia è completo con la successione al vertice del gruppo parlamentare della Camera tra l’uscente Paolo Barelli, destinato all’incarico di sottosegretario ai Rapporti col Parlamento, e l’entrante Enrico Costa, eletto ieri sera per acclamazione su proposta del predecessore. Anzi no. Il partito rimane una pentola in ebollizione a seguito della sconfitta nel referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario nient’affatto digerita da Marina e Pier Silvio Berlusconi. Completata la successione al vertice dei gruppi parlamentari, restano infatti aperti numerosi dossier: il riassetto organizzativo e politico propugnato perciò dagli eredi del Cavaliere per arrivare anche alla successione al vertice di Antonio Tajani col presidente calabrese Roberto Occhiuto; il congresso pre-elettorale di autunno e quelli regionali che lo devono preparare (con relative polemiche sul tesseramento); le tematiche sulla cittadinanza come il fine vita, che la presidente di Mondadori e i governatori leghisti del Nord vorrebbero portare all’attenzione del Parlamento; ma anche il congresso romano del Ppe (quest’anno cinquantenario) nel 2027 delle elezioni politiche e – last but not least – le mai tacitate voci giornalistiche sulle aspirazioni politiche periodicamente attribuite alla primogenita Marina Berlsconi. Agenda fittissima. Cui occorre aggiungere la riforma elettorale sempre determinante per gli assetti parlamentari futuri su cui gli alleati di Giorgia Meloni, dopo la sberla referendaria, sono riluttanti a impiccarsi a un testo che sancisca vincitori e vinti invece di mantenere quello vigente che dischiuderebbe differenti prospettive di pareggio e relative valutazioni parlamentari e del Quirinale.

Costa ieri ha preso la parola dopo l’elezione per acclamazione per ricordare anzitutto il fondatore e ringraziare il segretario Tajani e “la porta sempre aperta” dell’uscente Barelli, che ha lavorato all’allargamento del gruppo parlamentare e non ha preso nient’affatto bene il benservito da parte della famiglia. “Coesione” e “compattezza” tra le parole d’ordine del nuovo capogruppo che rivendica i “valori liberali” e si impegna a “mettere al centro la persona e la sua libertà di scelta” nel segno di un centrodestra che “si deve occupare di libertà e diritti”. L’ex capogruppo Barelli dovrebbe andare a ricoprire il ruolo di viceministro dei Rapporti col Parlamento che, essendo senza portafoglio, gli consentirebbe di mantenere il ruolo di presidente della Federazione italiana nuoto (Fin) cui è legato anche in virtù dell’agonismo giovanile in piscina. Tanto più in virtù dell’esperienza di capogruppo, al ministero guidato da Luca Ciriani (FdI) potrebbe sostituire il ruolo prezioso di raccordo coi lavori svolto finora dall’altra azzurra Matilde Siracusano,che a sua volta potrebbe andare a prendere il posto lasciato libero da Gianmarco Mazzi per andare alla guida del Turismo lasciato da Daniela Santanchè. Tra le altre nomine in ballo: la deputata di FdI Sara Kelany per il posto di vice alla Giustizia lasciato da Andrea Delmastro, Maria Chiara Fazio (Noi moderati) alla Farnesina, Mara Bizzotto (Lega) al Turismo, Emanuele Merlino (FdI) alla Cultura. Un giro di poltrone che dovrebbe dischiudere anche al sottosegretario all’economia Federico Freni alla presidenza della Consob dove lo vuole Matteo Salvini ma finora era stato stoppato da Forza Italia. Dove invece si è aperta la questione della moltiplicazione sospetta delle tessere nelle regioni, dove si manifestazione le lotte intestine a cominciare dalla Lombardia e Marina Berlusconi si sarebbe raccomandata di fare congressi “unitari”. Non è escluso che l’organigramma del partito possa finire sul tavolo dell’atteso incontro tra il segretario Tajani e Mulè. Un faccia a faccia già in programma e rinviato per il sopraggiungere di impegni per entrambi.  

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