Le regioni: caldeggiarne l’abolizione probabilmente equivarrebbe ad implementarle
Ne siamo convinti, in questo caso, fermamente convinti: prospettare una soluzione ne produrrà l’esatto contrario, dal discredito dei proponenti al contemporaneo rinvigorimento dello status quo oggetto del mutamento.
Certa sarebbe la stura di un sapiente inarrestabile flusso in difesa di una democrazia, snaturata nel suo naturale significato quale metodo e strumento di governo, accresciuta, invece, nel suo espediente retorico come governo del popolo e di servizio per esso. Certa, la strenua difesa del sistema dei partiti a seguito di una presunta offensiva al ruolo, all’efficacia e all’efficienza del loro essere.
L’orgoglio per il nobile baluardo del Dettato Costituzionale funzionerebbe da confine tra l‘esemplare fedeltà alla Carta e un irresponsabile avventurismo proponente un modello di Stato centralizzato retaggio di superati e inattuali ancien régime.
E l’autonomia regionale, la salvaguardia dei territori, la vicinanza osmotica tra questi e le Genti che vi insistono? Sarebbe un increscioso insopportabile ritorno al passato.
Costituzionalisti e politologi, sacerdotali custodi della suprema Carta, non comprenderebbero proposta e dialettica afferenti ad uno stravolgimento istituzionale, con motivazioni extra giuridiche e in primis con valutazioni socio-politiche.
La modifica, nel 2001, del Titolo V della Costituzione (articoli 114-133) favorita da un’ampia maggioranza parlamentare vedeva nell’autonomia regionalista differenziata un meccanismo istituzionale per frenare una consistente spinta leghista anche con venature secessioniste. Franco Bassanini pur di favorirne il percorso legislativo esprimeva preoccupazione anche per assopite revanches centraliste.
Non ne trascorse molto di tempo per l’affievolirsi dei progetti autonomistici della Lega e del consenso popolare per la diversa impalcatura istituzionale. All’inverso, per la politica crebbero consenso, partecipazione ed ampi orizzonti verso cui cavalcare per strutturare una democrazia sempre più partecipativa.
E la burocrazia? Ampi spazi di moltiplicazione! Del resto se i livelli di governance sono divenuti cinque (Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e........
