Svezia, gli affitti controllati hanno sostituito il prezzo con la coda
La proposta di congelare ulteriormente i canoni rilancia un modello che protegge chi è già dentro ed esclude chi cerca casa.
Quando le case scarseggiano e gli affitti aumentano, la colpa ricade quasi sempre sul mercato. È un’accusa tanto diffusa quanto infondata. Infatti, il mercato si limita a rendere evidente la scarsità, mentre, a ridurre l’offerta sono invece le scelte della politica: vincoli urbanistici, procedure interminabili, imposizione fiscale, incertezza del diritto e limitazioni alla libertà contrattuale. La Svezia offre oggi una dimostrazione esemplare di questa realtà.
Nei mesi scorsi il partito della sinistra svedese, Vänsterpartiet, ha proposto di congelare gli affitti. La richiesta ha suscitato la contrarietà non solo delle organizzazioni dei proprietari, ma anche di quelle che rappresentano il patrimonio residenziale pubblico. Una convergenza significativa. Se persino chi gestisce gli alloggi municipali considera dannoso irrigidire ulteriormente il sistema, significa che il problema non è la scarsità dei controlli, ma gli effetti prodotti da quelli esistenti.
In Svezia gli affitti non nascono dal libero incontro tra domanda e offerta. Il canone viene determinato attraverso una complessa contrattazione collettiva basata sul cosiddetto valore d’uso dell’abitazione. L'obiettivo dichiarato è garantire equità e accessibilità. Il risultato, però, è un mercato rigido, con scarsa mobilità e liste d’attesa interminabili.
A Stoccolma, ottenere un contratto di locazione di prima mano richiede mediamente circa nove anni; per gli appartamenti più........
