Camillo Tarello, il contadino che superò in astuzia lo Stato
Fino all’avvento della Rivoluzione industriale, le comunità potevano crescere e prosperare solo se riuscivano a spingere la produzione agricola ben oltre la mera sussistenza. L’ascesa dell’Italia nel tardo Medioevo e nel Rinascimento – dal 1250 circa alla metà del XVI secolo – dimostra come un’economia rurale efficiente potesse sconfiggere la povertà endemica che ha oppresso gli uomini per millenni.
Quei tre secoli videro i comuni dell’Italia centro–settentrionale trasformarsi nei maggiori centri commerciali d’Europa. Settori come la manifattura tessile, l’industria sericola, l’oreficeria e l’artigianato, che convergevano nelle affollate fiere locali, crebbero a un ritmo incessante e furono trainati da un settore creditizio in piena espansione. Tuttavia, la fioritura urbana non sarebbe stata possibile senza il contributo delle campagne, che fecero la loro parte – se non molto di più. Gli agricoltori italiani fornivano costanti eccedenze di cibo, materie prime (tra cui lana e coloranti) e cereali a buon mercato che alimentavano le città, vestivano i loro lavoratori e liberavano la manodopera per i telai, le fucine e gli uffici contabili.
UN DONO DELLA NATURA: LA PIANURA PADANA
Ciò che conferiva all’Italia settentrionale il suo primato agricolo era il bacino idrografico della Val Padana, una vasta pianura alluvionale a forma di mezzaluna che si estende per 45.000 km² dalle Prealpi piemontesi ai terreni argillosi della Bassa Friulana. Ogni anno il Po e i suoi innumerevoli affluenti inondavano i campi, riversando nuovo limo e sostanze nutritive che mantenevano il suolo tra i più ricchi e profondi d’Europa.
Gli studi moderni confermano quello che i contadini medievali avevano già intuito: la Pianura Padana vantava una quantità di azoto di gran lunga superiore alle regioni francesi o tedesche. Le rese del frumento raggiungevano regolarmente un rapporto pari a 6 a 1 o, addirittura, 8 a 1 nelle zone irrigue di Lombardia ed Emilia-Romagna – circa il doppio del misero rapporto 3 a 1 o 4 a 1 di cui i contadini del Nord Europa dovevano accontentarsi negli stessi secoli. Eppure, l’avidità insaziabile del potere politico era pronta a dilapidare quelle risorse.
SACCHEGGIATA DALL’ESTERNO, DIVORATA DALL’INTERNO: IL DOPPIO CROLLO DELL’ITALIA
Dalla fine del XV fino alla prima metà del XVI secolo, l’Italia fu devastata da una lunga serie di conflitti noti come le Guerre d’Italia (1494-1559). Gli eserciti stranieri trattarono le libere città italiane come poco più che un bottino da saccheggiare e percorrere a briglie........
