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Il Muro che cadde due volte: comunismo e globalizzazione nemici del Popolo

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08.10.2019

Trenta esatti. Tanti ne sono passati (di anni) dalla caduta del Muro di Berlino a oggi. Comunisti d’ebano, come Antonio Polito (un signore che ci affascina per il suo garbo e l’attenzione autentica per L’Altro da sé), rimboccarono allora in fretta e furia la lapide del comunismo, senza mai fare alla sua spoglia un processo storico degno di questo nome per denunciarne sia le terribili persecuzioni, i genocidi etnici e di classe commessi dallo stalinismo; sia le inaudite tribolazioni dei popoli dell’Est Europa sovietizzata. Così, in molti preferirono il salto della quaglia passando dalle cento sfumature di rosso del socialcomunismo ai colori arcobaleno del cosmopolitismo.

Se nel 1989 la Storia (con la sua “fine” alla Fukuyama) chiuse con l’illusione del comunismo, nel 2019 tramonta l’esperienza alternativa di un nuovo ordine liberale del Mondo-Nazione globalizzato, per riprendere la strada dei nazionalismi identitari (con il solito Fukuyama che titola con graziosa tempestività “Identità” il suo nuovo saggio di presa d’atto del fallimento della sua teoria precedente). Il 4 ottobre, alla Feltrinelli della Galleria Sordi di Roma un parterre d’eccezione, alla presenza dell’autore, ha presentato il libro di Antonio Polito Il Muro che cadde due volte, Il comunismo è morto, il liberalismo è malato, e neanche io mi sento molto bene (Solferino), con la partecipazione di Massimo D’Alema, Carlo Calenda e Bianca Berlinguer moderatrice dell’incontro.

Per D’Alema l’operazione post-1989 tentata dagli intellettuali e dai politici di sinistra “è rappresentata dalla sostituzione........

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