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L’antimafia del “sospetto permanente”

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monday

Se la ricerca della verità sui fatti diventa una colpa politica

​C’è un’arte sottile e pericolosissima che da decenni inquina il dibattito pubblico italiano, specialmente quando si parla di lotta alla mafia: l’arte dell’insinuazione preventiva. Quella tecnica per cui non si contesta la competenza di un professionista, non si smontano i fatti, ma si lancia un’ombra, un “ma”, un dubbio logorante per delegittimare il lavoro futuro. Il recente articolo di Morici pubblicato su La Valle dei Templi ne è un manuale da scuola di giornalismo d’assalto. ​Un pezzo che, dietro lo scudo del “dovere di cronaca” e di un finto fair play (“Buon lavoro, avvocato Giordano”), mette in piedi un processo alle intenzioni che merita di essere smontato pezzo per pezzo.

IL BERSAGLIO GROSSO: DELEGITTIMARE LA COMMISSIONE COLOSIMO

​Diciamoci la verità, senza l’ipocrisia dei giri di parole: l’obiettivo profondo di questo scritto non è solo l’avvocato Stefano Giordano, neo-consulente della Commissione parlamentare Antimafia. Il vero bersaglio politico è la presidenza di Chiara Colosimo e l’intero corso attuale della Commissione.

​L’articolo evoca lo spettro del “tribunale politico”,........

© L'Opinione delle Libertà