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Scandalo concerie, il presidente di Legambiente: «Così la Regione provò a imbrigliare l’Arpat»

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03.06.2021

Tre anni fa fu uno dei ribelli. Fausto Ferruzza il 6 giugno 2018, al tavolo in cui si discuteva la modifica alla legge che disciplina Arpat, stoppò il tentativo di fare dell’agenzia di protezione ambientale un satellite alle dipendenze della Regione.

Anzi, il presidente di Legambiente Toscana contribuì a migliorarla quella legge, riconsegnando ad Arpat i poteri di controllo che sì, nel corso degli anni, le erano stati sottratti svuotandola di autonomia, come sottolineato giorni fa al Tirreno dal sindacalista Antonio Melley. Ma, con amarezza, il capo dell’associazione ambientalista sottolineò che girando la regione aveva registrato «una sostanziale sfiducia rispetto all’Agenzia, che è percepita troppo vicina al potere».


Ecco, l’inchiesta sulle concerie sembra aver scavato un fossato ancora più profondo fra cittadini e un organismo di verifica fondamentale. E la chiave per ridarle autorevolezza – dice Ferruzza – è una sola: «Potenziarla».

Ferruzza, nel 2018 lei si oppose a quella proposta di legge. C’è ancora il rischio che l’Arpat si configuri come un organismo non indipendente?

«Intanto quel tentativo andò a vuoto perché al tavolo di concertazione noi e i sindacati fummo molto netti e duri nel pretendere che quella proposta tornasse indietro. Quindi, Arpat in questo momento non è assoggettata al potere regionale, non esiste nella legge una sub-articolazione. L’abbiamo scongiurata».

Se fosse passata cosa avrebbe comportato?

«Che Arpat sarebbe diventata un sub-dipartimento della direzione Ambiente della Regione. L’Agenzia dipende invece dal sistema di protezione........

© Il Tirreno


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