Guerra in Libano, la vera pace passa dal disarmo dei terroristi non dalla resa di Israele: altrimenti ci sarebbe un genocidio, quello vero
Il 26 giugno 2026 a Washington è stato siglato un accordo dagli ambasciatori di Israele e Libano, con il pieno sostegno degli Stati Uniti, il segretario di Stato Marco Rubio in primis. Non è un trattato di pace completo come quelli con Egitto o Giordania, ma un documento iniziale in 14 punti che fissa un processo sequenziale verso la fine del conflitto, il ripristino della sovranità libanese e future negoziazioni per la pace e la sicurezza definitiva. Guarda caso, i primi passi per una pace duratura con il Libano coincidono con il riconoscimento dell’esistenza di Israele. Questo semplice dato smonta la narrazione, ripetuta per anni da certi media, secondo cui Israele avrebbe un’agenda espansionistica. Non è così.
Netanyahu non è un guerrafondaio che tiene il Paese in guerra per sfuggire ai processi o per rimanere al potere. La realtà è molto più semplice: se Hezbollah si disarmasse davvero e smettesse di lanciare continui attacchi sul fronte, e il governo libanese (per quanto fragile, corrotto e incapace) riacquistasse il controllo effettivo su tutto il territorio nazionale, la pace sarebbe immediata. Lo stesso schema vale per Gaza. Se i terroristi cedessero il controllo e le armi, la guerra finirebbe all’istante. Ma il dramma è che il contrario è altrettanto vero: se domani Israele posasse le armi e rinunciasse a difendersi, non ci sarebbe “pace”. Ci........
