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La tela di Avanzi in Certosa. Dopo 80 anni e un restauro l’opera torna a San Cristoforo

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20.02.2026

Dopo quasi 80 anni di attesa la Chiesa di San Cristoforo alla Certosa ha finalmente ritrovato una delle sue opere più significative, ovvero ’L’Apparizione di San Bruno a Ruggero conte di Sicilia prima della battaglia di Capua’ di Giuseppe Avanzi. La tela raffigura uno degli episodi fondativi della storia certosina in Italia: l’apparizione miracolosa di san Bruno di Colonia a Ruggero, conte di Sicilia, alla vigilia della battaglia di Capua. Avanzi costruisce una composizione monumentale e teatrale in cui la dimensione soprannaturale irrompe nello spazio terreno del campo militare. L’opera celebra così non solo la vittoria annunciata, ma il legame provvidenziale tra il potere normanno e l’Ordine certosino, traducendo in immagini una vera e propria epopea religiosa. Una volta rimossa dal telaio e arrotolata senza protezione, rimase per decenni in condizioni conservative estremamente precarie, con perdite irreversibili nelle porzioni a diretto contatto con il suolo. Solo negli anni Sessanta si avviò un primo recupero, seguito da un lungo deposito presso il laboratorio Nonfarmale a San Lazzaro di Savena. Il presbiterio della chiesa, dunque, ha accolto nuovamente la monumentale tela, circa 35 metri quadrati, dopo un lungo processo di restauro guidato dall’esperto Giovanni Giannelli. "Nel 2023 avevamo celebrato il grande ritorno - ha raccontato l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli - con la prima tela di Giuseppe Avanzi, l’Apparizione della Beata Vergine e San Pietro ai compagni di San Brunone. Quella restituzione era un arrivo, ma anche un punto di partenza: oggi siamo in grado di portare a termine il percorso. Restituire non è solo un atto conservativo: significa assumersi una responsabilità verso la comunità, ricucire una frattura storica, restituire senso a uno spazio e continuità alla memoria collettiva". La Dirigente Servizio Cultura, Turismo e rapporti con l’Unesco Ethel Guidi ha specificato come "queste tele sono entrate nella gestione del comune nel 1812. Da lì sono sopravvissute al bombardamento angloamericano del 1944, che ha avuto modo di danneggiare la chiesa ma non le opere". Assieme alla Soprintendente di Bologna Francesca Tomba, la dirigente regionale del Patrimonio culturale Cristina Ambrosini ha parlato dell’arte come di "un filo rosso che unisce istituzioni e comunità. Ci eravamo impegnati a fare di questo progetto un esempio di crescita per la comunità". Una comunità ricca di interesse in una città come Ferrara che lo stesso Giannelli ha definito come "viva e attiva per le questioni culturali. Riguardo alla tela, non sapevamo le sue condizioni conservative e strutturali. Per questo, inizialmente, abbiamo iniziato a capire se si potesse restaurare e nei primi anni 2000 abbiamo ricevuto un finanziamento dalla Cassa di Risparmio di Ferrara. Dopodiché abbiamo scoperto di poter procedere con il restauro, seppur avrebbe comportato non poche complessità. La restituzione oggi è solo la fine di un’avventura piena di sfide, completate volta per volta per ottenere un risultato storico nel giro di 18 mesi. Ho cominciato a Ferrara con il Duomo nel 1997, e ogni volta che torno sento una tensione particolare verso la cultura". La cittadinanza è invitata a scoprire l’opera attraverso un calendario di visite guidate gratuite a cura dei conservatori museali. Le date sono giovedì 19, venerdì 20, sabato 21, domenica 22, venerdì 27 e sabato 28 febbraio alle ore 15:30, previa prenotazione obbligatoria. Stesso discorso per martedì 24 e mercoledì 25 febbraio, dalle 8:30 alle 17:30. Per prenotare le visite 0532 244949 o diamanti@comune.fe.it.


© il Resto del Carlino