Lucio Dalla e il calcio degli Dèi: “Nato grazie a un tiro di Mercurio”
A sinistra, un giovane Lucio Dalla in veste di calciatore Qui sopra, la poltroncina dello stadio Dall’Ara di Bologna che rimarrà sempre riservata al cantautore, grandissimo tifoso rossoblù e abbonato della squadra
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Bologna, 6 marzo 2026 – Il primo a inventare la ’sfera’ e darle un calcio fu Plutone. Ben presto, il football divenne lo sport degli Dèi. E, per colpa di un tiro potentissimo di Mercurio (non trattenuto da Ercole), la palla finì sulla terra, alla periferia povera del mondo. Per poi incollarsi al piede di un predestinato, un Diego Armando Maradona ancora bambino, profeta del calcio e della sua bellezza. Questa ’favola’ sul gioco più bello del mondo fu scritta da Lucio Dalla in un racconto uscito in prima edizione nel 2002 con il titolo La discendenza del Diego.
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Quattordici pagine ripubblicate ora, in edizione limitata, da Edizioni Henry Beyle con cura artigianale, su carta Arjowiggins Conqueror, in due tirature da 500 e 81 copie numerate, con il titolo Sul gioco del calcio, a un costo che parte da 25 e arriva a 225 euro. Un volumetto da collezione ieri al centro dell’incontro che si è tenuto a Bologna, alla Coop Zanichelli di piazza Galvani, nell’ambito delle iniziative della Fondazione Lucio Dalla per ricordare il cantautore, alla presenza di Valerio Baroncini, vicedirettore del Resto del Carlino, e Marcello Dòmini, chirurgo pediatra del Sant’Orsola e scrittore.
Da queste pagine emerge l’amore di Dalla per il calcio e per quello che rappresenta per la gente. Lucio tifava Bologna, tanto che ancora oggi al Dall’Ara il suo abbonamento è pagato tutto l’anno dallo storico manager, Tobia Righi, e sulla sua poltroncina compare la maglia rossoblù 4-3-43.
Lucio Dalla: “Un potentissimo tiro di Mercurio, sfondando la rete, superò l’ultimo anello dei cieli”
E fu proprio lui, Ercole, la causa di tutto: fu a lui che sfuggì un potentissimo tiro di Mercurio che, sfondando la rete, superò l’ultimo anello dei cieli, quello della memoria, bucò la cartapesta del tempo e prendendo lei stessa, la palla, una forma gommosa e coriandolata precipitò nella terra della Miseria e dell’Imperfezione, nelle sacche di povertà periferica delle città metropolitane e, rimbalzando tra cortili di case dai vetri rotti e cucine di vecchia fòrmica insanguinata, sfrecciò sui campi spelati che mai avevano avuto un filo d’erba, né la frescura e la consolazione di un annaffio, e si andò a fermare proprio sotto il piede scarputo di un ragazzino magro, dalla fame meticcia, che per incanto cominciò a far ballare e saltare la palla come ballava e saltava un pensiero sublime o il suo piccolo cuore. Da lui non si staccò più.
“Diego a 9 anni dimensionò la sfera in modo umano e giusto”
Diego, che a quel tempo aveva nove anni, dimensionò la sfera in modo così umano e giusto che, prigioniera dei suoi piedi, riusciva, come del resto la sua vita, a rotolare tra la polvere anche se quadrata. Anche lei gli si affezionò subito, le piacque la povertà del ragazzo e di quelli che la giocavano assieme a lui, soprattutto si abituò a rinunciare alla sua primitiva perfezione, vide uscire dalle sue invisibili cuciture misere guance di camere d’aria rosse come fette di cocomero. Fu toccata un po’ da tutti, sentì passare su di sé mani di parrocchianti e giovani seminaristi nervose e delicate, ma anche piedi gonfi e reclusi di carcerati nei cortili con aria a ristagno delle prigioni di tutto il mondo.
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“Ma dove la palla si trovò bene, fin dal suo arrivo, fu proprio da noi"
Fu tenuta lontana dai circoli del golf e della caccia, ma trionfò nei discorsi da bar di periferia, negli occhi dei bimbi di tutti i sud del mondo; rimbalzò perfino tra le pallottole e i traccianti che fischiavano nei campi di Chatila in Palestina o, inseguita da nugoli di creaturine tutte uguali, fu vista anche in qualche piazza disonorata dalla morte di chissà quale villaggio dell’Afghanistan. Ma dove la palla si trovò bene, fin dal suo arrivo, fu proprio da noi. All’inizio, ormai sono passati più di seicento anni, comparve improvvisamente come una meteora, forando le nuvole del cielo. Quel giorno più che nuvoloso a Firenze fu subito rissa, perché cadde proprio in piazza della Signoria verso mezzogiorno tra le facce stupite della gente, il Perseo di Benvenuto Cellini e il Nettuno dell’Ammannati.
"Ogni tanto nel gioco compariva qualcuno che di un dio aveva non solo la potenza ma anche l’aspetto”
Ogni tanto però nel gioco compariva ancora qualcosa di magico o qualcuno, che di un dio aveva non solo la potenza ma anche l’aspetto, qualcuno che si comportava in modo diverso dagli altri giocatori e che prosciugava prendendolo tutto su di sé l’amore e la venerazione della gente che riempiva gli stadi. Quello era il Fuoriclasse, cioè quanto rimaneva del dio, la discendenza del Diego, insomma l’essere per il quale il limite non c’era, l’impossibile veniva regolarmente dribblato e la regola non contava. Riusciva a fare sentire a decine di migliaia e migliaia di persone che l’amavano l’effetto di essere come dentro una delle sue scarpe al momento di calciare in rete, e se il loro idolo subiva un infortunio era come se tutto lo stadio provasse il suo stesso dolore…
È un ricordo vibrante lo spettacolo 'Liberi' che si ispira al brano di Lucio Dalla contenuto nell’album Henna (1993): liberi di festeggiare il compleanno dell'immenso cantautore che vive e respira con Bologna. Una serata che illumina la città attraverso due fari: Lucio Dalla stesso e il Resto del Carlino
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