La testimonianza di un docente: "Anche le famiglie sono aggressive. Ed è un ostacolo al nostro lavoro"
Alessandro Lattaruolo, Spallanzani di Castelfranco: "C’è una larga maggioranza di genitori collaborativi. Ma aumentano i casi in cui gli adulti reagiscono male e questo è un problema grave".
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Tra didattica personalizzata, rapporti sempre più complessi con le famiglie, burocrazia asfissiante e carichi di lavoro in costante aumento, oggi, la professione dell’insegnante sembra avere meno attrattiva di un tempo. Il punto con Alessandro Lattarulo, docente di Scienze giuridiche ed economiche all’Iis Spallanzani di Castelfranco Emilia, che racconta le difficoltà quotidiane di questo mestiere. Docenti e famiglie. È veramente un rapporto così complesso?
"In parte è così. Accanto a una larga maggioranza di genitori collaborativi, riscontriamo sempre più adulti che tendono a vivere le difficoltà scolastiche dei figli come un proprio fallimento, reagendo talvolta anche in modo violento. Paradossalmente, spesso si tratta proprio di quei genitori che seguono meno i ragazzi. In certi casi, l’aggressività delle famiglie può rappresentare un vero e proprio ostacolo al lavoro degli insegnanti, portando alcuni docenti a sviluppare forme di ansia e timore. Penso soprattutto alla minaccia, sempre più diffusa, di rivolgersi a un avvocato. Si tratta di situazioni di stress in cui, come si può immaginare, i precari sono più vulnerabili".
Ci può raccontare qualche esempio?
"Ricordo un caso clamoroso: una famiglia contestò l’insufficienza di uno studente attribuendola al fatto che i genitori fossero no vax, circostanza di cui noi docenti non eravamo nemmeno a conoscenza".
Oltre alla pressione delle famiglie, ci sono forme più velate di ricatto?
"A partire dallo scorso anno, per gli insegnanti di sostegno precari esiste la possibilità di ottenere la continuità nello stesso istituto. Tale continuità deve essere validata da una commissione interna e dal dirigente scolastico. È naturale che il timore di non essere confermati possa condizionare la libertà del docente di fronte a eventuali pressioni esterne. Inoltre restando sul tema dei docenti di sostegno, mi è capitato più volte di sentire testimonianze di insegnanti o consigli di classe ‘minacciati’ da esperti esterni, che promettevano articoli di giornale o azioni legali qualora i risultati dell’alunno non corrispondessero alla loro visione educativa. Un altro caso riguarda quelle famiglie che fanno pressione sugli specialisti affinché i figli ottengano una certificazione Dsa e, dall’altra parte, genitori che insistono per diagnosi di comodo anche in situazioni più gravi".
Cosa può dirci rispetto alla burocrazia?
"Corsi di formazione, pratiche amministrative, approvazione di bilanci, gestione e validazione di progetti: negli ultimi anni, sono stati attribuiti ai docenti molti nuovi incarichi. Come se non bastasse, in Emilia-Romagna si registra un sottodimensionamento del personale Ata nelle segreterie. Parliamo di ruoli che richiedono competenze altamente qualificate, ma che attualmente non prevedono un adeguato percorso di accesso o di formazione. Così accade che un collaboratore scolastico, se in possesso del diploma, possa diventare da un anno all’altro assistente amministrativo. Di fronte a un’enorme mole di lavoro e alla carenza di figure specializzate, molti compiti sono stati scaricati sugli insegnanti che, di conseguenza, si trovano a trascorrere gran parte del tempo extrascolastico a compilare documenti: un aggravio di lavoro che toglie tempo alla didattica e non è riconosciuto nella retribuzione".
Qual è la sfida più difficile che attualmente la scuola si trova ad affrontare?
"Oggi, specialmente nei contesti più difficili, la scuola non è più percepita come un ascensore sociale. Il modello vincente, invece, sembra essere quello dell’influencer, con tanti giovani che sperano nel colpo di fortuna e nel successo. Inoltre, ci troviamo di fronte a un problema legato all’età media dei docenti: le generazioni cambiano sempre più rapidamente e oggi, per un insegnante anziano, dialogare con un quindicenne è molto più difficile rispetto a quanto accadeva quarant’anni fa. Infine, esiste un problema di riconoscimento sociale della figura del docente: in una società che tende a misurare il valore delle persone sulla base del successo economico, l’insegnante non viene più percepito come una figura da emulare e rischia così di perdere credibilità".
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