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Padiglione Emilia Romagna al Vinitaly, tutte le sfumature del vino: “Territorio da scoprire colmo di meravigliose differenze”

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12.04.2026

Il presidente dell'Emilia Romagna Michele de Pascala con Valerio Baroncini, vicedirettore de Il Resto del Carlino, allo stand di Cantina Qn a Vinitaly

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Verona – Il racconto del vino come visione dell’Emilia Romagna nel mondo. Sono queste le coordinate che la regione ha scelto per il suo padiglione al Vinitaly, come spiega il presidente Michele de Pascale a Cantina Qn, lo spazio di Quotidiano Nazionale e Il Resto del Carlino nel padiglione dell’Emilia Romagna al Vinitaly, inaugurato oggi a Verona.

La scenografia scelta per il padiglione è un omaggio alle produzioni del territorio: dal soffitto vibrano decine di pannelli in tessuto con l’impronta ingigantita di alcune gocce di vino, in un microcosmo che si fa macrocosmo, in cui vibrano le sfumature color oro di Ortrugo, Pignoletto, Rebola e Trebbiano, il rosso acceso del sangiovese, il violetto di Lambrusco e Fortana, il color panna dell’Albana, per arrivare fino al bruno del Centesimino e alle coloriture tendenti all’arancione del Gutturnio.

Una geografia del territorio che invita all’esplorazione, al decifrare la natura dei singoli vini, alla scoperta “delle colline e delle pianure – prosegue de Pascale – dalla Romagna all’Emilia, in un territorio colmo di meravigliose differenze. Agroalimentare che disegna un paesaggio: cosa sarebbe l’Appennino senza i filari di vigne?”. Produzioni che secondo il presidente hanno ampi margini di crescita: “Nei momenti di crisi del mercato internazionale bisogna rilanciare: per il vino emiliano-romagnolo ci sono ampi spazi da conquistare: è valso per il Giappone, stiamo lavorando per fare lo stesso in India. Ma non rinunciamo al mercato degli Stati Uniti, sempre in equilibrio tra vino e cibo: abbiamo qui anche il Consorzio del Parmigiano Reggiano, la presenza degli chef stellati: l’anno scorso Massimo Bottura, quest’anno Carlo Cracco con la sua piadineria”.

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Quello del vino dell’Emilia Romagna è un dna dichiaratamente a doppia elica: da un lato le produzioni di prima fascia, spesso forzatamente limitate dalla geologia a un territorio di pochi chilometri quadrati – vale per il Centesimino, prodotto in un fazzoletto di Appennino ravennate geologicamente peculiare, ampio appena venti ettari – dall’altro i colossi del settore quali Cevico e Caviro. C’è pure il Tavernello, che ha scelto di raccontarsi con un numero unico, in edizione limitata, di ‘Tavernella 2000’, con l’ironico invito a scoprire ‘che frase da sommerlier sei’.

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Quella del vino è diventata anche una battaglia per ridefinirsi in un mondo sempre più attento alla salute e ai rischi dell’abuso di alcol: “Il vino è parte della dieta mediterranea – fa notare Andrea Segrè, presidente di Casa Artusi e storico docente di Economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile all'Università di Bologna – una quantità moderata, regola che vale per tutti i cibi, è parte dell’alimentazione di questi territori”.

A Cantina Qn fanno poi capolino lo chef Massimo Bottura e Dario Gargiulo, dirigente della maison Gucci, i quali rivendicano la necessità di “condividere la bellezza con le anime fragili della società”, come sperimentato al Refettorio di Harlem, “un luogo rinato nel segno della bellezza e dell’inclusione”.

Sono novanta gli espositori ospiti del padiglione dell’Emilia Romagna, “tredici in più del 2025”, commenta il presidente dell’enoteca regionale Davide Frascari. “Sì, c’è anche il vino low alcohol: si tratta di una produzione storica, sempre più richiesta dai giovani, che si sta ritagliando nicchie ogni giorno più consistenti di mercato”.

Tra gli ospiti di Cantina Qn anche il cantante Alessandro Ristori: “Il vino non manca mai sulla mia tavola, anche durante i circa 200 giorni all’anno che passo in tournée, specialmente nel pranzo abbondante che noi cantanti consumiamo qualche ora prima di salire sul palco”.

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