Alla scoperta del ventre di Vallefoglia: patto Comune-Università
Come in un albero, la grandezza della chioma è indice dell’ampiezza delle sue radici, i tre castelli di Vallefoglia sono in realtà molto di più di quel che si vede oggi all’esterno. Alla bellezza della struttura dei borghi di Colbordolo, Montefabbri e Sant’Angelo in Lizzola, corrisponde uno spazio ipogeo in gran parte da scoprire. Si tratta della Vallefoglia sotterranea: qui, a vari livelli di profondità, l’attività di ricerca degli speleologi sta portando alla luce grotte, miniere di sale, acquedotti, cunicoli e vie di fuga che si sviluppano sotto i centri abitati, un patrimonio storico di grande valore, capace di raccontare aspetti significativi della vita e della storia delle popolazioni che hanno abitato queste terre.
Un mondo da valorizzare per il quale il Comune ha approvato la disponibilità a sottoscrivere un protocollo d’intesa con l’Università di Urbino, in collaborazione con il presidente del gruppo speleologico di Urbino e coordinatore nazionale della commissione Cavità artificiali della società Speleologica italiana Michele Betti. A Sant’Angelo in Lizzola sono già state trovate dagli speleologi numerose grotte: una rete di cunicoli sotterranei, molti dei quali sembrano convergere verso piazza 4 Novembre. A Colbordolo, invece, l’accesso avviene dalla cinta muraria del castello, all’interno di una rete di cunicoli scavati nel tufo. Tra Colbordolo e Montefabbri è presente inoltre un acquedotto risalente alla fine dell’Ottocento, a Montefabbri, infine, sono state individuate alcune grotte con ingresso sotto la Pieve di San Gaudenzio, oltre alla storica miniera di zolfo di Talacchio e a quella del sapone tra Pontevecchio e Montefabbri. "Si tratta di un grande progetto – sostiene il sindaco Palmiro Ucchielli – . A breve verrà presentato a Montefabbri per far conoscere ai cittadini questo straordinario patrimonio, parte integrante della nostra identità, che potrà entrare a far parte di un percorso turistico e culturale".
