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Quali sono i temi che preoccupano di più milanesi e lombardi: viaggio nelle ansie fra carovita, guerre e politica interna

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19.03.2026

Ansie e interessi della cittadinanza: a Milano i temi internazionali prevalgono sulla sicurezza personale

Per approfondire:

Articolo: La Lombardia e l’economia di guerra. Per i viaggi nel Golfo già 2.800 disdette e una stangata energetica da 2,3 miliardiArticolo: Comunali, l’analisi del sondaggista Amadori: “Siamo in una nuova fase per la città. Si parte da 0-0, sorprese possibili”Articolo: Qualità della vita 2025: Milano si conferma al primo posto, Monza indietreggia al quinto. La classifica

Milano, 19 marzo 2026 – Il carovita è il “ leitmotiv“, il tema costante, su cui si interrogano gli italiani ormai da anni, da Nord a Sud. La sicurezza? Preoccupa molto di più i lombardi rispetto ai milanesi, che invece sono molto attenti alle tematiche internazionali, dai conflitti in Medio Oriente alla politica di Trump.

A mettere a fuoco gli interessi degli italiani è l’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, creato tre anni fa da Credem e Almed, l’Alta Scuola in media, comunicazione e spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Metodo

Il sondaggio è stato svolto tra l’1 e il 2 marzo coinvolgendo un campione di cinquemila persone, rappresentative della popolazione italiana maggiorenne, chiamate a indicare quali siano stati i temi informativi che le hanno maggiormente interessate nei primi sei mesi del 2026.

"Questa indagine per noi è un termometro per capire in che direzione vanno sia l’attenzione sia la preoccupazione dei cittadini", spiega Mariagrazia Fanchi, direttrice Almed. Focalizzandoci sulla Lombardia, inflazione, carovita e caro bollette sono i topic informativi più sentiti, in linea con i dati sul campione nazionale.

Nelle posizioni successive, con un distacco di oltre dieci punti percentuali, emergono tematiche di politica internazionale: un 19% indica la guerra in Ucraina, un 17% i conflitti in Medio Oriente e un 16% Trump e la politica estera Usa. Il 18% degli intervistati lombardi cita il tema “sicurezza e criminalità“ - con un balzo di 4 punti percentuali rispetto al dato nazionale.

Le differenze

Argomento che tra i milanesi non pare essere così sentito, contrariamente alle narrazioni (è indicato dal 14% dei partecipanti, come a livello nazionale). Ma non è l’unica differenza che contraddistingue la città metropolitana: qui si dà più peso alla politica interna (38% contro 29% su totale regione e il 30% dell’Italia), ai "conflitti in Medio Oriente" (24% contro 17%) e pure alla politica trumpiana (23% contro 16%).

E, mentre a livello regionale l’inflazione (32%) resta la prima preoccupazione, i dati su Milano raccontano che è il dibattito politico nazionale l’argomento in assoluto più seguito. "Siamo di fronte a una sorta di ‘strabismo informativo’ – commenta Mariagrazia Fanchi –. Per un verso a livello regionale notiamo un’attenzione mediamente superiore per temi che sono legati alla dimensione locale, come pure alla sicurezza personale, per l’altro verso Milano dimostra maggiore attenzione alla politica internazionale. Questo si può spiegare per la presenza in città di attività che risentono di più di quello che accade nella politica internazionale, si pensi alla Borsa. Ma a incidere è anche un maggiore accesso a diverse fonti informative".

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Se il caro vita resta il "leitmotiv, che ci accompagna da tempo" emergono anche picchi di crescita che in questo periodo sono connessi ad alcune notizie, come caro-carburante e caro-bollette. "Anche l’aumento di attenzione per la politica è connesso a risvolti molto pratici nella vita quotidiana oltre che alle scadenze elettorali e alle sollecitazioni che stanno arrivando da più parti al governo di prendere posizioni su macrotemi", spiega la direttrice di Almed.

Il conflitto in Ucraina, seppur molto vicino, appare negli interessi più lontano: "Anche perché ci sono molti altri fronti aperti, ma il rischio che diventi una guerra dimenticata c’è". Non è in cima alla lista il cambiamento climatico: "Ma in questo caso probabilmente perché è cresciuta la consapevolezza – conclude Fanchi –: il cambiamento climatico è una sorta di ‘basso continuo’". Non è uscito dai radar. Anche perché, soprattutto le generazioni più giovani, sanno bene che dovranno farci sempre i conti.

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