Gli adolescenti e la finta favola dei social, parola di Alberto Pellai: “Danni alla mente e allo sviluppo. La politica non perda più tempo”
Alberto Pellai, psicoterapeuta e membro del comitato consultivo della Fondazione Patti Digitali
Per approfondire:
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SeguiciMilano, 19 aprile 2026 – Non c’è più tempo. Perché, come il gatto e la volpe si approfittavano dell’ingenuità di Pinocchio per guadagnare zecchini d’oro, le multinazionali del digitale pare stiano sfruttando consapevolmente la vulnerabilità psicologica dei giovani per generare profitti. Non è una favola, ma realtà. E nel mondo qualcosa sta cambiando: lo dimostrano le recenti politiche a livello globale sulle età minime per l’utilizzo di smartphone e social. Anche in Italia qualcosa si muove: da una parte la Fondazione Patti Digitali, che genera alleanze educative tra genitori e comunità educante, dall’altra le istituzioni con una proposta di legge bipartisan.
Qualche giorno fa alla Camera, un confronto pubblico tra la Rete Patti digitali e le istituzioni è stata occasione per invocare, nuovamente, il bisogno di un intervento politico su questa emergenza. E riflettere con chi da anni si batte sul tema: Alberto Pellai, psicoterapeuta e membro del comitato consultivo della Fondazione Patti Digitali.
Se fino a poco tempo fa la maggior parte dei genitori regalava lo smartphone alla prima comunione, ora qual è la situazione?
“Con i Patti Digitali, i genitori si danno regole nuove e cambiano ciò che è avvenuto negli ultimi 15 anni. Agendo in base a ciò che ritengono importante per la vita dei propri figli e controcorrente rispetto al mondo. All’interno della scuola il 30% dei genitori aderisce ai patti, 1 genitore su 3 comincia, dunque, a produrre un cambiamento che riguarda un numero significativo di bambini”.
Si propone un patto educativo digitale per accompagnare i giovanissimi in un uso consapevole della tecologia
Nel concreto quali sono le conseguenze dell’uso smodato dei dispositivi?
“Prima possiedono smartphone e social, e più intensamente li utilizzano, e più si verificano deprivazione sociale, deprivazione di sonno, depotenziamento dei funzionamenti cognitivi, dipendenza, portando ad un forte impatto negativo sulla salute fisica e mentale in età evolutiva. Mi riferisco, ad esempio, ad ansia, depressione, aggressività, auto lesività”.
Quali storie concrete le hanno fatto comprendere nel tempo la gravità della situazione attuale?
“Incontro quotidianamente famiglie che chiedono aiuto, perché ad esempio il figlio ha navigato in siti porno, o ha fatto girare nella chat di classe scene di stupro e la scuola ha convocato i genitori. Tutte situazioni in cui non c’è la percezione del limite, del reato e la comprensione di ciò che si sta facendo. Pensi alla storia di Trescore Balneario. Se un tredicenne si reca in negozio per comprare un coltello con 15 cm di lama non glielo vendono, sul web se hai i soldi puoi comprare un pugnale e ti chiedono dove spedirlo”.
Il web è una trappola per i giovani?
“Il web è un ambiente che non funziona per la mente dell’adolescente che non sa darsi limiti. Non fa altro che alimentare le sofferenze con nutrienti sbagliati che faranno soffrire di più”.
Per questo bisogna stabilire un limite per età al suo utilizzo.
“Il tema principale per il mondo è davvero stabilire un limite per età. Non stabiliti in modo aprioristico o casualmente, ma seguendo di pari passo lo sviluppo neurobiologico dei funzionamenti mentali nelle diverse tappe dello sviluppo. La preadolescenza è il tempo più fragile e vulnerabile in assoluto verso l’ingaggio dopaminergico del mondo on-line. Mondo che è costruito proprio sul sollecito della mente sensibile allo stimolo che fa produrre dopamina, cioè quella parte del cervello che limita molto il connettersi con il funzionamento cognitivo. In altre parole, se si entra nel paese dei balocchi è molto difficile che venga voglia di andare a scuola. E la condanna alle piattaforme deriva proprio dalla loro consapevolezza di quanto questo stimolo sia dannoso per quella fascia d’età. Ma pur sapendolo...”.
le multinazionali del digitale pare stiano sfruttando consapevolmente la vulnerabilità psicologica dei giovani per generare profitti
E il tablet utilizzato a scuola?
“Se la scuola ha bisogno di far utilizzare il tablet dev’essere dotata di un carrello dei tablet della scuola, contenenti le applicazioni necessarie per l’apprendimento, consegnati in classe agli studenti al bisogno, nell’ora di lezione in cui serve. E non utilizzare il tablet dello studente con videogames e quant’altro. In questo modo i ragazzi usano il tablet quando serve. Esiste, poi, una circolare ministeriale che prevede che i compiti siano dettati in classe sul diario cartaceo senza necessità di caricamento sul registro elettronico. E i compiti assegnati non dovrebbe obbligare lo studente ad utilizzare in autonomia il mondo digitale”.
Un messaggio ai genitori?
“Nel mondo sono sempre più le famiglie che rispettano le indicazioni vantaggiose per i propri figli che la Rete Patti Digitali si è data. Si può fare!”.
Ai ragazzi?
“Anche se non vi piace limitarvi nell’uso, vi serve. Nella vita di chi cresce tante sono le cose che non piacciono, ma non vi lasciamo potere di autodeterminazione. In altre parole, non vi andiamo a comprare le sigarette anche se vi piacerebbe fumarle”.
E alle istituzioni?
“È un tema di salute pubblica e in questo momento non c’è più da discutere. A Novembre 2025 la Società Italiana di Pediatria, a cui lo stato delega la tutela della salute in età infantile, ha emanato linee guida e raccomandazioni sul tema. Non perdete più un minuto. Ogni minuto di tempo perso è un pezzo di salute dei giovani che avete rovinato”.
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