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Ora da rivedere pesi elettorali e legge Melandri

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03.04.2026

Adesso che Gabriele Gravina, e di conseguenza il consiglio federale, si sono fatti da parte, bisognerà fare i conti con un altro dei ceppi che fin qui hanno immobilizzato il processo di cambiamento del calcio italiano. Ogni riferimento alla legge Melandri che ha diviso in percentuale il peso elettorale delle diverse componenti, è doveroso. Perché ad esempio il 34% assegnato alla Lega dilettanti di fatto consente al suo presidente (Giancarlo Abete nella fattispecie) il ruolo di king maker nella scelta del successore. Infatti è sufficiente tessere accordi con i due sindacati (Assocalciatori e Assoallenatori entrambi alleati del dimissionario Gravina) per ottenere il 64% complessivo dei voti e quindi la maggioranza. Nei bei tempi andati, e in particolare fino al 2006 - quando la Nazionale di Lippi conquistò il quarto titolo mondiale a Berlino - la Lega serie A godeva di un particolare status, aveva il potere di veto in modo da obbligare le altre leghe a tessere trattative e a concordare con i suoi club la candidatura del presidente federale. L'ultimo presidente espressione del calcio di vertice fu appunto Franco Carraro, poi dimessosi per il ciclone Calciopoli. Oggi quel veto è stato cancellato, il peso elettorale è salito di una minima percentuale e ha ricevuto in dote l'autonomia reclamata ma non è ancora l'attore principale della scena elettorale. Di qui la necessità, nei prossimi giorni, facendo sponda con la politica, di costruire un largo consenso attorno alla candidatura di Giovanni Malagò che ha un curriculum di successi sportivi invidiabile.

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