Dopo sei anni di odissea e un terremoto giudiziario, il giudice Umberto Rana ottiene l’assoluzione piena dopo anni di indagini
Sei anni dopo il terremoto giudiziario che ha travolto la sezione fallimentare del Tribunale di Perugia, il giudice Umberto Rana ottiene l’assoluzione piena: il fatto - corruzione - non sussiste. Lo stesso verdetto, pronunciato dal collegio presieduto da Paola Belsito, riguarda anche gli altri imputati: i professionisti Patrizio Caponeri, Andrea Ceccarelli, Roberto De Bernardis, Corrado Maggesi, Francesco Mitridate e Andrea Pedetta. Dal punto di vista giuridico, il dispositivo emesso a luglio è netto. Dal punto di vista narrativo e culturale, però, la sentenza del Tribunale di Firenze – le cui motivazioni sono state depositate a settembre - appare ambivalente: assolve gli imputati, ma sembra anche voler difendere l’operato dei pubblici ministeri che hanno condotto l’indagine.
Il Collegio apre infatti rivendicando la correttezza dell’azione requirente, pur smentita sulla base di elementi noti sin dalle indagini, definendo il pm «promotore di giustizia», con un linguaggio che richiama più un approccio etico–ideologico che la tradizionale neutralità giudiziaria. Da qui, la necessità, si legge, di svolgere un dibattimento, «ai fini del vaglio della sussistenza del requisito della corrispettività/sinallagmaticità delle dazioni rispetto all’esercizio della pubblica funzione e, di conseguenza, della sussistenza o meno del reato di corruzione c.d. impropria.
L’utilità del dibattimento è dimostrata dalle stesse conclusioni del pm - si legge ancora - che in modo del tutto leale - in ossequio al suo ruolo di promotore di Giustizia che agisce per l’accertamento della verità e non di mero accusatore - dopo una approfondita attività di........
