Dalla politica estera alla sicurezza, passando per la manovra e le grandi opere, il segretario della Lega scandisce il ritmo e riapre dossier che nella maggioranza non sono mai stati davvero archiviati
Il giorno dopo l’assoluzione definitiva per la vicenda Open Arms, Matteo Salvini si è ripreso la scena. Non con un unico intervento, ma con una sequenza calibrata di dichiarazioni, post e prese di posizione che hanno occupato l’intera giornata politica, restituendo l’immagine di un leader galvanizzato, tornato a muoversi da protagonista nel centrodestra. Dalla politica estera alla sicurezza, passando per la manovra e le grandi opere, il segretario della Lega scandisce il ritmo e riapre dossier che nella maggioranza non sono mai stati davvero archiviati.
Puntualmente, è tornato all’ordine del giorno il tema Viminale. Salvini ha evitato l’assalto frontale, ma è tornato a evocare il suo possibile ritorno con una prudenza solo apparente. «Se gli italiani ci risceglieranno», dice ai microfoni di Rtl, «occuparmi di ordine pubblico, lotta alla mafia e ai trafficanti di esseri umani è qualcosa che posso tornare a fare».
Il riferimento è al 2027, ma il messaggio parla al presente. La vexata questio del ritorno al ministero dell’Interno, riesplosa già dopo l’assoluzione in primo grado e culminata al congresso leghista di Firenze, quando l’intero gruppo dirigente fece pressione su Palazzo Chigi, torna così a riaffacciarsi.
Allora Giorgia Meloni fu costretta a ribadire il suo no, ma senza riuscire a chiudere definitivamente la partita. Quasi a voler ribadire la postura da ministro ombra dell’Interno, Salvini interviene sullo sgombero del........





















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