Congelato l’attacco militare degli Stati Uniti, gli ayatollah preparano la rappresaglia contro le migliaia di persone arrestate in piazza
La fine delle proteste nelle strade di Teheran e delle altre città iraniane è un segnale ancora difficile da interpretare. La rabbia di chi per diciotto giorni ha manifestato per la crisi economica in cui è sprofondato il Paese e per le violazioni sistematiche dei diritti umani si è al momento placata anche a causa della violenta repressione attuata dal regime degli ayatollah.
Le cifre sui morti durante le giornate caratterizzate dai disordini sono ancora discordanti. Il blackout provocato dalle autorità a partire dall’8 gennaio non ha consentito comunicazioni con l’estero – internet ha subito il blocco totale - e la diffusione di notizie dall’Iran. Secondo l’agenzia di informazione “Iran International”, con sede a Londra, i morti sarebbero circa 12 mila. “Iran Human Rights” (IHRNGO) fa riferimento ad un numero inferiore, quasi 3.500 morti, che indica lo stesso un bilancio drammatico. L’organizzazione operante ad Oslo ha interpellato fonti interne al ministero della Salute e dell’Educazione medica della Repubblica islamica.
Soltanto tra l’8 e il 12 gennaio sono stati registrati almeno 3.379 decessi tra i manifestanti. Una stima non ufficiale e al ribasso. In base ai dati raccolti dall’IHRNGO, dall'inizio delle proteste sono state arrestate più di 10 mila persone che potrebbero essere condannate a morte. Per terrorizzare la popolazione gli ayatollah hanno iniziato a posizionare in alcune piazze le........
