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Le manifestazioni degli ultimi giorni hanno interessato una trentina di città. A Fasa, nel sud del Paese, i dimostranti hanno preso d’assalto l’edificio del governatorato

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02.01.2026

La miccia non è scattata nelle università né nei quartieri simbolo del dissenso politico, ma tra le vetrine affollate del grande bazar di Teheran. A protestare per primi sono stati i venditori di telefonini; negli ultimi mesi i prezzi degli smartphone sono raddoppiati a causa della svalutazione del rial e delle restrizioni sulle importazioni. Poi a ruota è toccati ai venditori di tessuti, di generi alimentari, di materiali elettrici, tutti uniti contro il carovita e un’economia alla canna del gas. Da lì, la protesta si è allargata rapidamente, salendo di livello, fino a raggiungere gli studenti e a trasformarsi in contestazione aperta del potere.

Dopo oltre un anno nei cortei si è tornati a invocare la fine del regime degli ayatollah, qualcuno ha persino scandito il nome di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià, altri hanno chiesto apertamente la testa della Guida suprema Ali Khamenei. Le manifestazioni degli ultimi giorni hanno interessato una trentina di città. A Fasa, nel sud del Paese, i dimostranti hanno preso d’assalto........

© Il Dubbio