La sindrome di alienazione mentale Trump
Ilhan Omar, una donna di 43 anni di origine somala, è membro del Congresso degli Stati Uniti, rappresentante del Minnesota alla Camera. Fuggita dalla Somalia, a causa della guerra civile, è artivata negli Stati Uniti all’età di 12 anni e nel 2000 ha ottenuto la cittadinanza. È nel parlamento americano dal 2018. Fa parte della sinistra del Partito Democratico ed è molto critica nei confronti di Israele, motivo per cui le è stato proibito l’ingresso in quel paese. Già durante la sua prima presidenza Trump l’aveva presa ripetutamente di mira e il suo odio ha prodotto un numero spropositato di minacce di morte contro la deputata. Il livello delle minacce sceso a quasi zero durante la presidenza Biden sì è nuovamente alzato a dismisura dopo la seconda elezione di Trump. Attualmente Omar è il parlamentare degli Stati Uniti con il più alto livello di minacce di morte a causa degli attacchi del presidente.
Parlando in una manifestazione in Pennsylvania la scorsa settimana, Donald Trump dopo avere mentito grottescamente dicendo che Omar era nel paese illegalmente perché per ottenere la cittadinanza statunitense aveva sposato suo fratello, ha incitato la folla con l’invito: “Buttatela fuori, che vada all’inferno”. I suoi sostenitori hanno reagito gridando in coro: “Mandala indietro, mandala indietro!”
Il fatto che il presidente di un paese attacchi un membro del parlamento democraticamente eletto, usando menzogne plateali e gravi a sostegno della propria aggressività personale, ė un fatto inquietante perché, al di là dell’enorme scorrettezza istituzionale, denota una seria instabilità affettiva e mentale. Dopo il recente assassinio del regista Robert Reiner, democratico e suo oppositore, Trump ha scritto lunedì scorso su Truth Social che la morte del regista fosse da attribuire alla “rabbia che ha causato agli altri attraverso la sua massiccia, irriducibile e incurabile malattia menomante nota come Sindrome di Alienazione mentale Trump”.
Sarà per conflitti psichici personali, sarà per un assetto mentale persecutorio o per motivi neurologici sopravvenuti con l’età (che un servizio del NY Times ipotizzava alla fine di novembre), ma in ogni caso il presidente degli Stati Uniti, già un uomo impulsivo, senza freni etici e violento nelle parole e nei comportamenti, appare sempre di più inadatto allo svolgimento della sua funzione di leader della prima potenza mondiale. Rispetto al fatto che palesemente non si comporta, per così dire, in modo “normale, desta preoccupazione più grande la sua visione del mondo autocentrata che, appena velata dal suo opportunismo relazionale, è totalmente indifferente al punto di vista degli altri.
La “Sindrome di Alienazione mentale Trump” è la definizione, adottata dai suoi sostenitori, che il presidente degli Stati Uniti ha affibbiato ai suoi oppositori più tenaci per accusarli di ossessione malata nei suoi confronti. La definizione ricade ironicamente su di lui e non è da escludere che (non del tutto) inconsciamente con essa egli affermi il suo diritto a essere “pazzo”. A meno di rapidi sviluppi neuropatologici negativi (che nessuno gli augura) dal deragliamento personale lo salva, al momento, il suo spiccato senso di affari, che tiene in qualche modo in piedi il suo equilibrio mentale, ma dal suo operare confuso e destabilizzante chi salverà noi?
Il rigetto radicale, espulsivo di una........
