Social e giornalismo, ci vuole sobrietà
Il caso di Riccardo Pescante, vicedirettore di Rai Sport, esploso dopo un post pubblicato il 26 dicembre sul suo profilo Instagram, riapre una questione centrale per il giornalismo italiano: il confine tra libertà personale e responsabilità professionale. L’immagine della fiamma tricolore del Movimento Sociale Italiano, accompagnata da un richiamo alle “radici” del partito fondato nel 1946, è stata letta come una dichiarazione identitaria e politica esplicita, resa ancora più problematica dal ruolo apicale ricoperto da Pescante all’interno del servizio pubblico.
Al di là delle reazioni politiche e della polemica contingente, il punto cruciale riguarda il rispetto delle regole che disciplinano la professione giornalistica. Il nuovo codice deontologico dei giornalisti, entrato in vigore nel giugno scorso, ribadisce un principio già contenuto nel Testo unico dei doveri del giornalista approvato dieci anni fa: i doveri di correttezza, indipendenza e lealtà verso i cittadini non vengono meno quando il giornalista comunica sui social network a titolo personale. La notorietà di chi esercita questa professione, infatti, deriva dal rapporto fiduciario costruito attraverso il lavoro e non può essere separata........





















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