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Manca la diligenza del buon padre di famiglia nella conduzione del Paese

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La  Repubblica siamo noi, siamo tutti responsabili. Non rassegnatevi. È  la sintesi del Mattarella pensiero come augurio per quest’anno. Condivisibile. A pieno. Ci soccorre una domanda che vorremmo fare al presidente. Che cosa è cambiato dal suo precedente discorso di fine anno quando denunciava, sintetizzo, che si può curare solo chi ha soldi?  Il tagliando di una Repubblica va fatto analizzando le varie parti che la compongono. Così vale per l’efficienza dei valori democratici che la esprimono. Constatare che in Italia continuano esserci nefandezze della sanità pubblica, irrisolte da decenni, che mettono il concittadino davanti alla scelta di vivere o di morire, francamente si comprende perché prevale la sfiducia, perché le persone non vanno più a votare, perché la rassegnazione muta è il sentiment a estuario prevalente.

Lo cito spesso. In questo caso, poi, non è per niente una forzatura. Manca la diligenza del buon padre di famiglia nella conduzione del Paese. Prima abbiamo raccontato le disfunzioni del rapporto con la sanità. Ma la lista è ragguardevole. Dalla definitiva ricostruzione dei paesi terremotati che attendono da anni, ai vari dissesti generati per poca curanza del territorio, mi riferisco alla precarietà dei territori dell’Emilia Romagna.  Aggiungiamo l’abbandono delle periferie, la politica della casa che i politici non hanno mai capito cosa vuol dire perché in Italia l’85% degli italiani sono almeno proprietari di un’abitazione, i costi dell’istruzione universitaria che ritornano a generare un dislivello sociale all’accesso del percorso formativo. E l’acqua. Bene primario. Con intere zone dell’Italia che devono fare i turni settimanali per vedere scorrere dai rubinetti qualche goccia. 

È lapalissiano pensare che la passività comportamentale del concittadino è il dato che ci sconforta, ammorbando ogni stimolo dall’essere esigenti che potrebbe essere la probabile cura dei mali.

Il grave default è che le classi dirigenti perseverano negli errori, senza trovare la strada, la dritta per rimettersi in carreggiata. S’inseriscono qui il costo della vita, i salari fermi, il caro alimentari, il caro servizi. Il caro tutto. Il costo delle bollette. Quest’ultimo rimane un capitolo annoso per  le famiglie e per le tante imprese energivore che sono lì, infuriate, in attesa di risposta. Ed è parziale analizzare questo stato di cose se non ricordiamo quello che è avvenuto in questi ultimi quattro anni alle porte dell’Europa. La guerra in Ucraina. Ci accompagna indistintamente uno slancio a enunciare quei valori di libertà, di democrazia e di pace propri della storia della nostra Repubblica, il solo antidoto ai soprusi e alla violenza. Però........

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