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Paolo Scaroni: «In Europa poche raffinerie, carburanti sempre più cari»

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04.10.2026

Il barile a cento dollari, il gasolio a duecento: nella distanza fra queste due quotazioni si misura la strozzatura che sta rendendo il pieno sempre più oneroso. Le guerre hanno raggiunto il cuore industriale della filiera petrolifera, danneggiando raffinerie e assottigliando la disponibilità di carburanti.

Per l’Europa, dipendente dalle forniture estere, il rincaro porta con sé un interrogativo ancora più gravoso: la sicurezza degli approvvigionamenti. Paolo Scaroni, presidente di Enel e già amministratore delegato di Eni, ma soprattutto esperto di geopolitica energetica, guarda a Washington. «Se venisse a mancare il diesel americano, avremmo problemi di sicurezza di approvvigionamento».

Presidente, Eni ha deciso di intervenire sui prezzi di benzina e diesel. Quale utilità può avere questa iniziativa?

«La considero molto saggia, anche sotto il profilo commerciale. Nel 2012, quando ero in Eni, promossi un’iniziativa analoga: un forte sconto sul rifornimento, limitato al sabato e alla domenica. Il petrolio era a 125 dollari al barile, benzina e gasolio costavano intorno a 1,70-1,80 euro al litro. Sui giornali venne chiamato lo “scontone”. Essere vicini ai consumatori durante una fase difficile permette alle compagnie di rafforzare il rapporto con la clientela e guadagnare quote di mercato. Inoltre, un gruppo come Eni, presente anche nella produzione di greggio, beneficia delle attuali quotazioni elevate e può trasferire al consumatore una parte della maggiore redditività. È il motivo per cui l’iniziativa è stata seguita da Q8 e Tamoil: anche queste società hanno alle spalle produzione petrolifera e possono utilizzare parte dei maggiori guadagni per concedere sconti».

Il prezzo al barile del petrolio sta oggi attorno ai 100 dollari, perché se questo livello è sotto a quello raggiunto ai grandi picchi del passato, il........

© Corriere delle Alpi