Alberto Trentini liberato in Venezuela dopo 423 giorni. Tajani: «E’ in buone condizioni, presto in Italia» | SEGUI LA DIRETTA
Alberto Trentini è libero. Il cooperante veneziano di 46 anni, detenuto dal 15 novembre 2024 a Caracas, in Venezuela, è stato scarcerato dopo 423 giorni. L’annuncio da parte del ministro degli Esteri Tajani alle 5 – le 23 a Caracas – di lunedì 12 gennaio. Con lui anche un altro italiano, l’imprenditore torinese Mario Burlò.
Trentini fa parte della lista di detenuti stranieri che sono stati liberati dopo che gli Usa hanno catturato il presidente del Venezuela Nicolas Maduro e la moglie. Il cooperante era stato arrestato e incarcerato senza accuse precise a suo carico.
«Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni!»: così la famiglia Trentini, con l'avvocata Alessandra Ballerini.
Tantissime le reazioni dal mondo politico nazionale e locale. Intanto Trentini, al sicuro nella sede dell’ambasciata italiana a Caracas, come primo desiderio ha chiesto una sigaretta. L’aereo che lo riporterà in Italia è già in volo direzione Venezuela, il rientro è previsto tra stanotte e domani, martedì 13 gennaio.
Attesa per l'arrivo in Italia, a Ciampino, con un volo del servizio di Stato, di Alberto Trentini e Mario Burlò. L'arrivo è previsto in mattinata. Nessuna conferma sugli esponenti del governo che li accoglieranno. Anche se in ambienti parlamentari si ricorda che in altre circostanze ad accogliere gli italiani liberati era presente anche la premier Giorgia Meloni. Questa considerazione non fa escludere quindi che anche in questa circostanza possa esserci il capo del governo insieme al ministro degli degli Esteri, Antonio Tajani.
"Non so cosa sia Alcatraz con precisione, ma le assicuro che qui siamo andati oltre": Mario Burlò, l'imprenditore e immobiliarista torinese trattenuto per oltre un anno con accuse mai chiarite nelle prigioni del Venezuela, si è espresso così nella prima telefonata dopo la liberazione. "Mi hanno costretto - ha affermato l'imprenditore - a dormire sul pavimento per 14 mesi. Ho perso 30 chili, ho cercato di fare degli esercizi di ginnastica per tenermi impegnato e resistere, ma è stata davvero durissima. Mi accusavano di terrorismo, pensi che assurdità".
"Sono Alberto Trentini. Sono qui nella residenza dell'ambasciata italiana a Caracas. Sono libero. Desidero ringraziare il presidente del Consiglio, il governo, il ministro degli Esteri Tajani, il corpo diplomatico che si è attivato ed ha portato a termine la liberazione mia e di Mario". Così Alberto Trentini al Tg1, nel giorno della sua liberazione dopo oltre 400 giorni di prigionia nelle carceri venezuelane.
Il rientro a Roma e poi l'immediato trasferimento nella sua Venezia. E' questa la road map che attende molto probabilmente Alberto Trentini, il cooperante liberato dopo 423 giorni di detenzione in un carcere di massima sicurezza di El Rodeo. "Lo vogliamo riportare subito a casa", afferma chi è accanto ai familiari in queste ore. A piazzale Clodio, in base a quanto riferiscono fonti qualificate, non ci sono procedimenti aperti sulla vicenda del 46enne anche se i genitori, per bocca della loro legale, l'avvocata Alessandra Ballerini, annunciano che "verrà il tempo per raccontare i fatti e accertare le responsabilità". Il 46enne, una volta che le acque si saranno calmate, dovrà mettere in fila tutti i tasselli della sua vicenda, a cominciare dall'arrivo in Venezuela il 17 ottobre del 2024 per la missione con le ong Humanity e Inclusion per portare aiuti umanitari alle persone con disabilità. L'obiettivo è cercare di capire "chi" possa averlo "venduto" alle autorità di Caracas che lo accusavano, in capi di imputazioni del tutto generici, di terrorismo
Armanda Colusso, la madre di Alberto Trentini, "ha sentito Alberto, che l'ha rassicurata. Ha ringraziato il presidente Mattarella per la sua operosa solidarietà, il patriarca di Venezia e le associazioni che fin dal primo momento le sono state vicine". Lo ha detto il presidente nazionale di Articolo 21, Alberto Giulietti. "Voglio tanto ringraziare chi in questi mesi non si è mai arreso e ha sempre parlato di Trentini, tra cui non pochi giornalisti. È la dimostrazione che l'opinione pubblica quando si muove può ottenere un risultato, che onestamente si poteva ottenere anche prima".
"La notizia della liberazione di Alberto Trentini rappresenta per tutti noi una grande gioia". Con queste parole il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai commenta la liberazione del cooperante veneziano. "Durante il consiglio comunale dello scorso 27 novembre -precisa il primo cittadino berico - grazie ad una interpellanza presentata dal presidente del consiglio comunale Massimiliano Zaramella, ci eravamo uniti ai tantissimi appelli perché si potesse arrivare alla liberazione di Trentini. Oggi, grazie al lavoro della diplomazia e delle istituzioni del nostro Paese, possiamo dire che il risultato è stato raggiunto. Finalmente - conclude Possamai - Alberto potrà tornare ad abbracciare la sua famiglia e, idealmente, tutti coloro che, fin dal primo momento, hanno lavorato e sperato nella sua scarcerazione".
Il rilascio di 116 detenuti è riferito in un comunicato del Servizio Penitenziario Nazionale dove si precisa che le scarcerazioni hanno riguardato "persone private della libertà per fatti legati all'alterazione dell'ordine costituzionale e della stabilità della nazione".
Il rilascio di 116 detenuti è riferito in un comunicato del Servizio Penitenziario Nazionale dove si precisa che le scarcerazioni hanno riguardato "persone private della libertà per fatti legati all'alterazione dell'ordine costituzionale e della stabilità della nazione".
La cifra del governo chavista non coincide tuttavia con quelle delle ong per i diritti umani che da anni effettuano un rilevamento dei prigionieri politici in Venezuela. Secondo Foro Penal, una delle ong che da più tempo segue e denuncia la persecuzione delle opposizioni nel Paese, sarebbero solo 41 le persone scarcerate dal primo annuncio del governo sul rilascio di "un numero importante di detenuti". Di queste 41, afferma la ong, almeno 24 sono state liberate la scorsa notte: 9 donne rinchiuse nel carcere femminile Las Crisálidas, e 15 uomini dal penitenziario El Rodeo I, tra i quali Trentini e Burlò.
L'operatore umanitario Alberto Trentini e l'imprenditore Mario Burlò sono pronti a tornare a casa dopo aver sopportato l'inferno del carcere di Rodeo 1, il più pericoloso del Paese secondo una recente denuncia della leader dell'opposizione María Corina Machado. Le condizioni del penitenziario, destinato ai prigionieri politici, sono state descritte come "crudeli, disumane e degradanti", con situazioni che in alcuni casi possono costituire "tortura", anche da organizzazioni come Amnesty International e dalla Missione internazionale indipendente delle Nazioni Unite sul Venezuela.
Secondo i rapporti dell'Osservatorio penitenziario venezuelano, i detenuti del Rodeo 1 sono sottoposti a un "periodo di riflessione" iniziale di 30 giorni in isolamento, dormono su letti di cemento senza materassi o coperte e non hanno accesso ad acqua potabile e prodotti igienici di base.
In un video postato su X, la premier Giorgia Meloni si congratula con tutte le parti in causa per il risultato della liberazione di Trentini e Burlò.
Una notizia che ci riempie di gioia. © Corriere delle Alpi
