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Un sussurro non basta Caso Bija, fatti e domande aperte

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09.10.2019

Questo è il primo commento che poniamo accanto alla lunga e documentata inchiesta curata dal collega Nello Scavo che ha fatto emergere definitivamente non solo e non tanto il pesante ruolo nella Libia di ieri e di oggi del boss di Zawiyah Abd al-Rahman Milad alias Bija, ma la sua partecipazione in Sicilia e a Roma a riunioni e incontri con funzionari e ufficiali italiani e di organizzazioni internazionali. Riunioni e incontri avvenuti nel cruciale periodo in cui si sono studiati, negoziati e stretti gli accordi tra l’Italia e i cosiddetti "sindaci" libici per trattenere oltremare migranti e profughi in transito in quel Paese in guerra.

Bija ha una faccia e diverse maschere, tutte terribili: è un trafficante di esseri umani, un miliziano, un carceriere, uno schiavista, un "ufficiale" di quella che viene chiamata Guardia costiera libica, un uomo d’affari… I lettori di questo giornale hanno conosciuto su queste pagine le sue attività ora sanzionate dall’Onu e un po’ delle sue fattezze, grazie anche alle fotografie scattate sulla tolda delle navi militari che gli sono state "donate" e alle denunce delle sue vittime e delle organizzazioni internazionali.

A lui e a uomini come lui – dall’estate del 2017 in poi e con particolare e drammatica........

© Avvenire