Un fantasma chiamato Primo Maggio
Anche questo Primo Maggio è volato insieme a un vento primaverile. Come da copione: molti negozi aperti, concerti e strascichi polemici. Pensare che ancora negli anni 90 nei paesi scandinavi il Primo Maggio aveva un che di ‘quasi sacro.’ Si potevano vedere operai che scendevano vestiti da domenica con le bandiere rosse mosse dal vento a marciare pacifici. Erano ancora i Primo Maggio delle commemorazioni poiché si ritenevano i diritti acquisiti. Si lavorava per vivere non viceversa, l’utilitarismo e il materialismo non erano ancora all’apice della nostra religione consumistica. Era un ritmo umano e il fantasma ancora in divenire. Il Primo Maggio commemora le lotte operaie di fine Ottocento, rifacendosi alle dure rivolte ‘Haymarket’ di Chicago nel 1886. Persone ordinarie che si trovano a svolgere ruoli straordinari. Le fatidiche 8 ore per lavorare, 8 per dormire, 8 per ritemprare. Da commemorazione a show mentre il mondo ruota e si rischia di perderne una parte del valore. Un valore intrinseco quando viene sempre rispettato e non semplicemente ricordato una volta l’anno, o come spettacolo. Negli USA, Shawn Fain, sindacalista ed ex presidente UAW – United Auto Workers- chiede a gran voce non solo di ricordare il Primo Maggio come giorno della solidarietà ma esorta anche all’azione. Andare oltre alle chiacchiere e passare all’azione prima del termine dei contratti (prevista il 1maggio 2028 -uaw.org), vista la perdita di potere contrattuale degli operai di settore. Com’era il detto? Insieme si può negoziare mentre divisi si fa elemosina. La coesione quando l’economia è per metà psicologia sociale. Anche questo Primo Maggio sarebbe opportuno ricordare ciò che rappresenta davvero: chi produce ricchezza e ne è solo parzialmente beneficiario. La massima della Lady Ferro che la società non esiste, si è rafforzata. Regnano l’indifferenza e l’individualismo a scapito del lavoro e della società. Questa filosofia vuole che ogni problema di questo mondo sia a causa dei propri fallimenti personali. Intellettuali come Gramsci e Mattei forse la vedevano diversamente. Gramsci non vedeva la buona politica semplicemente come una corretta analisi bensì un lavoro lento e meticoloso per creare e dare un senso comune, cosa che poi va mantenuta attraverso lotte varie per non farsi soggiogare e sfruttare dalle borghesie. Mattei, torna più attuale che prima. Il suo obiettivo era quello di bypassare il controllo energetico delle multinazionali, quindi reperire energia a basso costo e distribuirla. Tentò creando l’ENI (ente nazionale idrocarburi). Ciò significava bypassare una certa ottusità comunista da un lato e un’eccesiva ossequiosità liberal atlantista dall’altro. Per realizzare questo progetto egli vedeva l’Italia al centro della politica mediterranea ed europea. Quella visione nutrita durante gli anni del miracolo morirà nell’ottobre 1962. Il presidente Pertini aveva capito che il vero Piano Marshall mirava a un raggruppamento europeo quale argine ai Soviet, e quindi la creazione di un’Europa economica a servizio della finanza USA che ne controllava le........
