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L’oroscopo del 2026 e il paradosso economico

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30.12.2025

Parte prima

A volte viene la voglia di bussare alla finestra: “c’è qualcuno di centrato e obiettivo in questo posto? Chiedo asilo!” Sogno vecchi film dove i cosacchi tenevano i piedi sulle groppe di due cavalli e filavano come il vento. Quei film che agevolano addormentarsi sul divano (il miglior amico dell’uomo sdrumato). Molte cose sono spesso contraddittorie. Ascoltando, guardando, imparando, ci si accorge che le equivalenze non tornano. Servono equazioni che ammettono la stessa soluzione. Si propagandano differenze in base all’opinione. Soffermandoci su concetti economici. Al posto di parlare di crisi e di emergenze, sarebbe opportuno osservare e parlare al futuro in modo ottimista, tornare a campeggiare sotto le stelle. Si lavora sperando, e si spera di migliorare. Questo non avviene ultimamente. Per paradosso, un approccio distinto potrebbe innescare una sana crescita. Caveat: riforme.
La Guerra Fredda si stima abbia avuto un costo di circa 10 trilioni di dollari, se prendiamo lo studio indipendente dell’astronomo Carl Kagan nel 1990. Cifra sufficiente ad acquistare tutto ciò che risiedeva negli Stati Uniti eccetto i terreni. Questo si faceva in virtù dello ‘scenario peggiore’ qualora l’URRS avesse invaso (cosa che non è successa quindi statisticamente basso), pertanto si potrebbe definire tale spesa un paradosso o una vittoria di Pirro. Perché non si può investire in vicende statisticamente più elevate? Nein, paradosso (il)logico.
Sotto l’albero: austerity. Tagli al sociale, tagli alla ricerca, la questione delle retribuzioni arretrate, spese maggiori per armamenti. Definiamo austerity nella realtà. Un’idea, un taglio su certe voci. Tagliando il welfare, le tasse aumentano indirettamente sui consumi ma regrediscono sui grossi introiti/ rendite che spesso non girano. Non è una questione della spesa ma della ripartizione, sebbene i margini siano pochi e alcune cose buone vengono fatte. A tal punto pare piuttosto ovvio che in molti producono più di ciò che ricavano in busta paga e che l’inflazione viene accompagnata dal bisogno di compensare (per dipendenza) ciò che manca dal welfare. Prima si consumava più di ciò che si produceva per cose frivole, adesso si è costretti a consumare più in esigenze, avendo meno nonostante si produca molto di più. L’austerity suona rigorosa se si pensa solo a tenere ordinati i conti. Dipende se la si vede dall’alto o dal basso. Nel tempo sembra invece una sfumatura, un alibi che conviene a pochi per mantenere un capitalismo molto sbilanciato e che ritrova fittizie alternative in alcune forme di populismo non più sociale, ma feudale, in accordo con i grandi player. Paradosso, due facce stessa medaglia. Capitalismo estremo e democrazia diventano antitetiche, vedi indice di Gini che misura la forbice........

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