La partita che ancora non c’è
La politica italiana ha un vizio antico: quando non riesce a spiegare il presente, comincia a immaginare il futuro. E quando il futuro è abbastanza lontano, ogni ipotesi diventa possibile.
È l’ora della fantapolitica, dunque. E noi, per una volta, possiamo permetterci di giocare. Chiedere a Elly Schlein di accettare un ruolo subordinato rispetto a Giuseppe Conte e Angelo Bonelli sarebbe un po’ come chiedere a Giorgia Meloni di fare altrettanto con Antonio Tajani e Matteo Salvini. Non funziona. Non perché manchino le buone intenzioni, ma perché in politica il problema non sono quasi mai le intenzioni: sono i rapporti di forza. Proviamo allora a rovesciare il ragionamento. E se, anziché immaginare una guerra permanente tra gli schieramenti, provassimo a ipotizzare una lenta convergenza su due obiettivi diversi, ma compatibili? Al Partito Democratico la scelta del Quirinale, e al Partito di Fratelli d’Italia la conferma di Meloni a Palazzo Chigi. Un accordo non scritto, naturalmente.
Un gentlemen’s agreement, se vogliamo concederci un’espressione anglosassone per una pratica che la politica italiana conosce da sempre. Fantapolitica? Certamente. Ma la politica, qualche volta, comincia proprio dalle cose che nessuno può ancora chiamare politica.........
