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«Noi medici diciamo no alla legge sul suicidio assistito. Qualunque legge»

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29.06.2026

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Home » Salute e bioetica » «Noi medici diciamo no alla legge sul suicidio assistito. Qualunque legge»

«Noi medici diciamo no alla legge sul suicidio assistito. Qualunque legge»

Pubblichiamo di seguito la lettera aperta sottoscritta da oltre 270 medici di varie Regioni italiane «come contributo al dibattito attualmente in corso relativo alla pratica del suicidio assistito».

Siamo un gruppo di medici di varie specializzazioni; scriviamo in riferimento alle dichiarazioni dei medici del Veneto, nelle figure dei presidenti degli Ordini, in materia di fine vita ed in particolare a riguardo della legge sul suicidio assistito in discussione nelle aule parlamentari. Tali dichiarazioni, che fanno eco a quelle del presidente dell’Ordine dei medici di Parma del novembre u.s., ricordano a tutti la natura della professione medica, in un contesto di sostanziale silenzio (o accondiscendenza?) da parte della classe medica stessa. In particolare, condividiamo il principio secondo cui l’attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio: si studia anni per cercare di curare al meglio il paziente, non per eliminarlo. Pertanto, il suicidio medicalmente assistito è deontologicamente non accettabile. Sosteniamo anche l’affermazione secondo cui una legge sul suicidio assistito non è, ad oggi, necessaria in Italia. Qualunque testo di legge, anche il più garantista, introdurrebbe, nei fatti, il suicidio come diritto, secondo l’illusione che la soluzione dei problemi della vita possa essere la fine della vita stessa, aprendo ad un piano inclinato che porta al suicidio persone malate di depressione o solo perché anziane, come già accade in altri paesi dove queste leggi sono approvate da anni e da cui occorre imparare. Vogliamo, inoltre, sottolineare i seguenti aspetti:

La possibilità da parte del paziente di rifiutare le cure è già chiaramente garantita dall’attuale ordinamento; ogni persona, infatti, oggi ha il diritto di non acconsentire a terapie che ritiene eccessivamente gravose, pur proposte dal medico in “scienza e coscienza” e secondo criteri di appropriatezza clinica. Questo diritto si deve accompagnare alla certezza di non essere abbandonati, attraverso un adeguato accesso alle cure palliative che hanno lo scopo di prendersi in carico e accompagnare il paziente e la sua famiglia per tutto l’iter di malattia cronica non guaribile, fino alla fine.

Le successive sentenze della Consulta dal 2019 in poi hanno introdotto una sorta di diritto al suicidio assistito “gratuito”. Infatti, tramite una assai discutibile se non indebita invasione di campo nei confronti del potere legislativo, mediante un’interpretazione di parte dei diritti costituzionali non solo si è arrivati a forzare il Parlamento a legiferare in materia di suicidio assistito, ma anche a deciderne le condizioni di attuazione: esiste forse un diritto a disporre della propria vita obbligando la società a farsi carico di terminarla?

Desideriamo, pertanto, richiamare le radici della professione medica, il cui obiettivo è il perseguire il bene dei pazienti in scienza e coscienza, con lo scopo di guarire quando possibile o di curare ed accompagnare il malato inguaribile rispettando la sua........

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