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Inimitabile Biffi, contestatore di mode, difensore dell’attualità di Cristo

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26.09.2025

Pubblichiamo di seguito l’intervento pronunciato da monsignor Massimo Camisasca, vescovo emerito di Reggio Emilia-Guastalla, giovedì 25 settembre a Bologna in occasione del convegno “Biffi e Bologna. Il sapore dei tortellini, la sfida attuale della vita eterna”, promosso per il decimo anniversario della scomparsa del cardinale Giacomo Biffi (11 luglio 2015) dalla diocesi locale con il Centro culturale Manfredini, la Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna, il ministero dell’Istruzione.

* * *

Saluto e ringrazio coloro che hanno voluto organizzare questa doverosa giornata di studio dedicata alla poliedrica figura del cardinale Giacomo Biffi a dieci anni dalla sua scomparsa.

La lettera agli Ebrei ci ammonisce:

«Ricordatevi di coloro che vi hanno guidato e vi hanno insegnato la parola di Dio. Considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede» (Ebrei 13,7).

Il fatto di essere qui non è certo dovuto a particolari mie conoscenze teologiche o pastorali, ma, penso, alla mia frequentazione del cardinale che ho avuto modo di incontrare durante le diverse stagioni della sua vita.

La vocazione da catechista

Il mio primo ricordo di Giacomo Biffi non è legato alla sua persona, ma ai suoi scritti; certamente avevo sentito parlare di lui, in particolare da don Giussani, ma non l’avevo conosciuto personalmente.

Agli inizi degli anni Settanta, frequentando i corsi del dipartimento di Scienze religiose presso l’Università Cattolica di Milano, mi imbattei in alcuni suoi testi che mi interessarono profondamente. Erano articoli pubblicati parecchi anni prima, forse durante il tempo del suo insegnamento a Venegono, che si era concluso nel 1960. Uno dei due articoli era dedicato a un tema specifico e un po’ strano: si trattava di una considerazione della dimensione che i medioevali chiamavano aevum, cioè la condizione dell’uomo tra il tempo e l’eternità. L’altro affrontava il tema della «soddisfazione vicaria», espressione con cui alcuni teologi indicavano la natura della redenzione operata da Cristo. A tale espressione Biffi proponeva di sostituire quella di «espiazione solidale».

Mi ricordo che allora scrissi una lettera a don Giacomo in cui chiedevo delucidazioni sull’uno e l’altro tema ed ebbi una sua risposta, un lungo testo scritto a mano, che probabilmente è ancora sepolto nell’immenso numero di faldoni del mio archivio romano. Senza entrare nel merito di quelle notazioni teologiche, mi preme qui sottolinearne alcuni aspetti: Biffi non voleva ripercorrere le strade già segnate da altri, ma, per una esigenza che io ritengo catechetica, cercava risposte originali che potessero illuminare la ragione dell’uomo cristiano e confermarlo nella profonda ragionevolezza della fede.

Non mancavano già allora degli spunti delicatamente polemici. Nel caso della soddisfazione vicaria l’antagonista era addirittura sant’Anselmo d’Aosta e il suo rigorismo giuridico (lo stesso accadrà a Joseph Ratzinger con la sua critica radicale a sant’Anselmo che si trova in Introduzione al cristianesimo, salvo poi modificare l’asprezza delle osservazioni in opere successive).

Già da queste annotazioni si può trarre una indicazione generale che accompagnerà tutta la vasta........

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