Cento ore di terrore in Nigeria
Dicono che il fumo dei villaggi in fiamme fosse visibile a chilometri di distanza. Secondo le autorità locali, quelle comunità erano sotto assedio da almeno una settimana: molti residenti avevano già abbandonato le proprie case, riducendosi a dormire tra i cespugli per il terrore di incursioni notturne. Non esiste ancora un numero certo di donne e bambini presi in ostaggio durante i sanguinosi assalti condotti dalle bande armate tra il 28 dicembre e il 3 gennaio scorsi nel nord-ovest della Nigeria, una scia di violenza culminata nel massacro di 42 uomini nel villaggio di Kasuwan Daji.
Il New York Times è certo, però, che tra i rapiti vi siano degli studenti della scuola cattolica St. Mary di Papiri, la stessa da cui solo poche settimane fa erano stati liberati gli ultimi 130 ragazzi dei 300 sequestrati a novembre. Ed è altrettanto certo che i banditi abbiano potuto agire in totale libertà, uccidendo e razziando senza incontrare ostacoli.
L’urlo del vescovo: «Qui la sicurezza non esiste»
«Da una settimana escono dalla foresta e attaccano con rabbia le comunità a loro piacimento, perché qui non c’è alcuna presenza delle forze dell’ordine», racconta un residente al Nyt. È lo stesso appello disperato che monsignor Bulus Dauwa Yohanna, vescovo della diocesi di Kontagora, ha affidato ad Aiuto alla Chiesa che soffre: «C’è un urgente bisogno di una task force militare numerosa e ben equipaggiata,........
