America Latina, il laboratorio delle distopie
Per gentile concessione dell’autore, riportiamo uno stralcio del blog The curious task.
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Negli anni Novanta, il Venezuela attraversava una fase di declino. La disoccupazione era attorno al 15%, circa il 40% della popolazione versava in condizioni di povertà, la classe politica era considerata pressoché unanimemente corrotta. Nel 1993, il presidente Carlos Andrés Pérez aveva subito un impeachment per appropriazione indebita. Il patto di Punto Fijo, stretto nel 1958 fra i principali partiti politici per gestire la transizione dalla dittatura, aveva garantito un assetto politico stabile, ma aveva anche ristretto l’offerta politica e sostenuto un sistema di gestione del consenso essenzialmente clientelare.
È in questo contesto che emerge un caudillo abilissimo, Hugo Chávez, che prima tenta il colpo di Stato nel 1992 e poi prende il potere democraticamente nel 1998, con una percentuale di voti non lontana dal 60%.
Il “socialismo del XXI secolo” di Chávez ha beneficiato, per circa dieci anni, di prezzi elevati del greggio, che generarono entrate enormi per finanziare grandi politiche di spesa. Con la morte di Chávez e l’arrivo al potere del suo delfino, Nicolás Maduro, il Venezuela ha sperimentato un allineamento perfetto fra........

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