Quando la forza si traveste da giustizia senza diritto
«La giustizia è soggetta a contestazione; la forza è subito riconoscibile e senza dispute…. E così, non potendo fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto». Questa la ben nota, amara considerazione che Blaise Pascal, alla metà del XVII secolo ci lasciava a proposito degli uomini e del loro senso di giustizia.
E la pensava appunto già tre secoli fa, in esito ad una personale esperienza di persecuzione per motivi ideologici e dopo che la Francia aveva vissuto il secolo dei durissimi scontri nel corso delle guerre di religione. Ma dava icastica espressione ad una realtà universale della storia umana, con la quale è necessario fare i conti; e farli sempre più, data la forza devastante e sconfinata di cui l’essere umano è riuscito saggiamente a dotarsi.
L’operazione militare speciale con la quale alla fine della settimana scorsa il presidente degli Stati Uniti d’America ha “catturato", sorprendendolo nella sua stanza da letto insieme alla consorte, il presidente di un altro paese sovrano, la Repubblica bolivariana del Venezuela, non credo abbia paragonabili precedenti, per dimensioni dello Stato aggredito, motivazioni che lo giustificano, modalità mirabolanti d’esecuzione.
Possono ben dirsi soddisfate le forze armate americane per aver realizzato dove ha fallito il presidente della Federazione russa: la cui intenzione era, com’è noto, quella di catturare (o eliminare) il presidente ucraino e sostituirlo con un governo........





















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