L'ormai insostenibile costo del “prestidigitatore” Landini
All'indomani dell’ennesimo fallimento (adesioni ferme all'8,2% dei dipendenti pubblici) della “mobilitazione generale” dell'altroieri, la numero 8.647 dell'anno in corso, mi sembra giusto chiedersi, quanto ci stia costando la “rivolta sociale” del leader (ma lo è ancora? Alla luce di questo flop, direi mica tanto) della Cgil Landini che ha trasformato l'ex primo sindacato italiano, in un partito camuffato e “senza futuro” che sembra avere più interesse per le questioni della politica che per quelle dei lavoratori.
Ha triplicato il numero delle manifestazioni di protesta, si parla di circa 20 al giorno (festività comprese) con oltre 350 militari feriti (di cui ben 242 durante i 2.304 cortei per la guerra, pardon per la pace). Non sarà che - avendo omai raggiunto i 64 anni il leader cigiellino abbia cominciato a carezzare l'idea di andarsene in pensione e, magari (perché no?) puntare ad una poltrona politica di primo piano?
Ovviamente, visti gli avversari: Schlein e Conte con cui si sta confrontando e i risultati da loro otttenuti, quella di capo della sinistra. La qual cosa spiegherebbe anche perché, dopo aver sempre taciuto negli anni dei governi tecnici (ben 6 dal 2011 al 2022, alla strepitosa media di 1 ogni 20 mesi), a........
