A caccia del “no” l’Anm oscura le sue responsabilità
Non se ne conosce ancora la data, che la maggioranza la vorrebbe il prima possibile, l’opposizione il più tardi possibile, ma il referendum su “Giustizia e separazione delle carriere” si avvicina a falcate. L’“Associazione Nazionale Magistrati” è scesa ufficialmente in campo per difendere le prerogative dei propri associati.
E per raggiungere questo legittimo obiettivo, cerca, come ha sottolineato Di Pietro, di “far credere ciò che è più utile ai suoi interessi, truccando le carte”. E non si può non essere d’accordo con lui, dal momento che il sindacato delle toghe lo fa, mistificando i reali contenuti della riforma, con manifesti affissi nelle stazioni ferroviarie delle principali città italiane, slogan fake del tipo: “vorresti giudici che dipendono dalla politica? (quesito fasullo, risposta compresa e fin troppo scontata) no. (quindi).
Al referendum vota no”. Ma il maldestro tentativo dell’Anm di confondere le carte ha suscitato polemiche a non finire anche fra i progressisti doc, ma favorevoli al “sì”. Fra questi il costituzionalista Ceccanti, per il quale “il fronte del ‘no’ porta avanti due tesi contrapposte: la prima che, con la riforma, i magistrati dipenderebbero dall’esecutivo”, ma nel testo di questa possibilità non c’è traccia, da nessuna parte; la seconda che “i pm diventerebbero onnipotenti........
