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A caccia del “no” l’Anm oscura le sue responsabilità

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12.01.2026

Non se ne conosce ancora la data, che la maggioranza la vorrebbe il prima possibile, l’opposizione il più tardi possibile, ma il referendum su “Giustizia e separazione delle carriere” si avvicina a falcate. L’“Associazione Nazionale Magistrati” è scesa ufficialmente in campo per difendere le prerogative dei propri associati.

E per raggiungere questo legittimo obiettivo, cerca, come ha sottolineato Di Pietro, di “far credere ciò che è più utile ai suoi interessi, truccando le carte”. E non si può non essere d’accordo con lui, dal momento che il sindacato delle toghe lo fa, mistificando i reali contenuti della riforma, con manifesti affissi nelle stazioni ferroviarie delle principali città italiane, slogan fake del tipo: “vorresti giudici che dipendono dalla politica? (quesito fasullo, risposta compresa e fin troppo scontata) no. (quindi).

Al referendum vota no”. Ma il maldestro tentativo dell’Anm di confondere le carte ha suscitato polemiche a non finire anche fra i progressisti doc, ma favorevoli al “sì”. Fra questi il costituzionalista Ceccanti, per il quale “il fronte del ‘no’ porta avanti due tesi contrapposte: la prima che, con la riforma, i magistrati dipenderebbero dall’esecutivo”, ma nel testo di questa possibilità non c’è traccia, da nessuna parte; la seconda che “i pm diventerebbero onnipotenti........

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