Assume chiaro rilievo la convinzione, ormai consolidata, “che il processo documentale rientri a pieno titolo e correttamente nella tradizione ex notorio”. In cosa consiste, quindi, l’“evidenza stessa della nullità”? Una conferma giunge, con una certa evidenza, dalla “Congregazione per l’educazione cattolica” che, con l’istruzione “Gli studi di diritto Canonico alla luce della riforma del processo matrimoniale”, si sofferma sulle “persone coinvolte nell’attuazione della recente riforma del diritto processuale”. Tra queste assumono rilievo, sicuramente, i «parroci e altri “dotati di competenze anche se non esclusivamente giuridico-canoniche” (art. 3 RP, primo capoverso): si intravedono in questi consulenti coloro che hanno l’occasione qualificata di un primo approccio con persone potenzialmente interessate alla verifica della nullità del loro matrimonio». Una necessità – evidenziata dalla “educazione cattolica” – che sembra confermare la validità della tradizione ex notorio. Una necessità giuridica che invita a soffermarsi sulla “pars destruens” e, quindi, sulla “pars costruens” del “processo documentale”, per comprendere la sua “natura”, in cui assumono rilievo i “consulenti” – già evidenziati – per la “verifica della nullità del matrimonio”. Sembra condivisibile, infatti, nella definizione della “pars destruens”, la tesi percorsa da Piero Antonio Bonnet, che nega la riconducibilità del “processo documentale” al “genere del processo sommario, anche se la semplificazione del processo e la omissione di molte formalità anche importanti hanno attirato molti canonisti ad abbracciare […] la tesi che il processo documentale rientri nella gloriosa e multiforme tradizione del processus summarius”. Sembra anche condivisibile la tesi, nella definizione della “pars costruens” – delineata sempre da Piero Antonio Bonnet – che accede alla “tradizione del processo ex notorio”, avvalorata dalla necessità di “verifica della nullità del matrimonio”. È questa la novità della ricostruzione teorica offerta dall’istruzione “Gli studi di diritto Canonico alla luce della riforma del processo matrimoniale”, con particolare riferimento alla generale necessità di qualificati “consulenti”. La ragione è evidente. L’attenzione, secondo questa prospettiva, non si sofferma tanto sul “minor formalismo della procedura”, ma piuttosto sui qualificati “consulenti”, disvelando la centralità della dispensa canonica e facendo assumere nuova luce alla sua qualificazione giuridica, come ha già evidenziato il prosieguo dell’esposizione. In entrambi i casi, una semplice constatazione sorge spontanea. Non può diradare “luci ed ombre” l’affermazione: “purché sia chiaro con uguale sicurezza che non fu concessa la dispensa, oppure che il procuratore non aveva un mandato valido” (D.C., art. 295). Sono alcune riflessioni di un tema di ricerca che ho condiviso con il professor Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, per il convegno internazionale sul tema: “La funzione educativa del Processo documentale canonico e la Famiglia tra diritto statuale e diritto canonico”.

QOSHE - Luci ed ombre del processo documentale canonico - Leone Melillo
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Luci ed ombre del processo documentale canonico

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31.10.2023

Assume chiaro rilievo la convinzione, ormai consolidata, “che il processo documentale rientri a pieno titolo e correttamente nella tradizione ex notorio”. In cosa consiste, quindi, l’“evidenza stessa della nullità”? Una conferma giunge, con una certa evidenza, dalla “Congregazione per l’educazione cattolica” che, con l’istruzione “Gli studi di diritto Canonico alla luce della riforma del processo matrimoniale”, si sofferma sulle “persone coinvolte nell’attuazione della recente riforma del diritto processuale”. Tra queste assumono rilievo, sicuramente, i «parroci e altri “dotati di competenze anche se non esclusivamente giuridico-canoniche” (art. 3 RP, primo capoverso): si intravedono in questi consulenti coloro che hanno l’occasione qualificata di un primo........

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