Iran: la guerra cambia Medio Oriente e Ue
Chapeau a ‘Charlie Ebdo’! La vignetta mostra un cumulo di detriti e, sopra, un gabinetto abbandonato con un ‘ammame’, il turbante dei mullah, un paio di occhiali, e una scritta: data di nascita e morte di Alì Khamenei. Ci vuole coraggio per farlo. Ad averlo i giornalisti della redazione del celebre settimanale satirico francesesopravvissuti alla strage dei terroristi islamici: il 7 gennaio 2015 assaltarono la sede dell’irriverente maautorevole periodico francese per massacrare persone disarmate, com’è loro costume, dei vigliacchi. La vignetta segna una svolta, assieme alle folle scese in piazza a festeggiare la morte del tiranno e la speranza, ch’è già molto per l’Iran, della fine di un incubo. La guerra è nella fase più calda, anche gli osservatori e gli esperti di strategia globale si dividono in catastrofisti e ottimisti, scontrandosi su previsioni che sfociano spesso in oscure profezie o in radiosi scenari. Sul tappeto resta la realtà che ripresenta le stesse incognite e speranze già indicate. Come può un popolo disarmato “prendere in mano il governo dell’Iran” e il proprio futuro? Come si svilupperà il confronto planetario fra le superpotenze Usa (e Ue) da un lato e Cina (e Russia) dall’altro? Resta che un regime, quello iraniano, che........
