‘Senza consenso’ nell’era dei social: quando la rete entra nelle nostre vite e nei tribunali
Articolo: Intelligenza artificiale: non devi capire come funziona. Devi solo smettere di ignorarla
Articolo: Tech Talks: il nuovo vodcast di QN che vuole raccontare la tecnologia a tutti, senza filtri e senza tecnicismi
Viviamo immersi nella rete, ma non sempre sappiamo davvero quali rischi stiamo correndo. Nell’intervista a Marisa Marraffino, avvocata esperta di reati informatici, privacy e diritto minorile all’interno della seconda puntata del vodcast “Tech Talks”, emerge con forza un’idea semplice ma decisiva: la tecnologia non è mai solo uno strumento neutro, perché dentro i social, gli algoritmi e l’intelligenza artificiale si giocano diritti, fragilità e responsabilità che toccano la vita quotidiana di tutti.
Marraffino si presenta con una definizione che dice molto del suo approccio: si definisce quasi un’“avvocata nerd”, una professionista che ha scelto di studiare la rete quando ancora i social erano considerati da molti un fenomeno passeggero. È un dettaglio importante, perché racconta il profilo di chi ha visto nascere il diritto digitale non come una materia accessoria, ma come un nuovo campo di battaglia giuridico e culturale, capace di anticipare problemi che oggi sono sotto gli occhi di tutti.
L’intervista parte da una riflessione sullo scarto tra innovazione tecnologica e capacità del diritto di seguirla. Marraffino osserva che la legge, quasi sempre, rincorre la realtà invece di precederla, e che questo è accaduto con i social, con il revenge porn e, più di recente, con i contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Il punto è cruciale: la normativa arriva spesso quando il fenomeno è già esploso, lasciando nel frattempo vittime, famiglie e tribunali a gestire casi che il legislatore non aveva previsto.
Uno degli esempi più forti citati nell’intervista riguarda il trattamento illecito dei dati personali online, un tema che resta centrale anche oggi. Marraffino insiste su un concetto che spesso sfugge agli utenti: anche i dati pubblici non possono essere usati liberamente per qualsiasi finalità, perché il consenso resta il perno giuridico del loro utilizzo. È una distinzione fondamentale in un’epoca in cui la condivisione è diventata automatica e in cui molti considerano pubblico ciò che è semplicemente accessibile, confondendo visibilità e disponibilità legale.
Per spiegare quanto la realtà digitale possa diventare paradossale, l’avvocata richiama casi concreti, come quello del “catalogo delle donne single di Lecco”, in cui profili Facebook........
