Terre rare: il Brasile ne ha 21 milioni di tonnellate. E tutti le vogliono
Non solo petrolio e ferro: il Brasile diventa l’hub dei minerali critici indispensabili per l’intelligenza artificiale e la difesa militare. Così il gigante sudamericano può strappare il monopolio alla Cina
Per decenni il Brasile è stato identificato con le sue immense coltivazioni agricole, le miniere di ferro e i grandi giacimenti petroliferi offshore. Oggi, però, il gigante sudamericano sta assumendo un ruolo centrale in una delle sfide più importanti dell’economia globale: quella per il controllo delle terre rare e dei minerali critici indispensabili per le tecnologie del futuro, e dunque nella competizione tra Stati Uniti e Cina (vero dominus da contrastare).
Sono 17 materie prime fondamentali che, pur non essendo particolarmente scarse in natura, risultano difficili e costose da estrarre, separare e raffinare, fattore che ne aumenta enormemente il valore strategico. Batterie, semiconduttori, veicoli elettrici, sistemi di difesa avanzati, infrastrutture digitali e applicazioni legate all’Intelligenza artificiale, ne hanno tutti bisogno. E soltanto il gigantesco Paese sudamericano può essere in grado – adesso si è capito – di offrire un’alternativa credibile al predominio costruito da Pechino negli ultimi decenni.
Il Brasile sfida il monopolio globale della Cina sulle terre rare
Secondo le stime più diffuse, il Brasile possiede circa 21 milioni di tonnellate di riserve di terre rare, seconda dotazione al mondo dopo la Cina (44 milioni). Ed è boom di richieste: a oggi il governo federale sta vagliando ben 2.758 progetti di estrazione (un confronto, tra 1975 e 2020 le domande erano state appena 250).
Tra le risorse nel sottosuolo brasiliano figurano neodimio e praseodimio, utilizzati per la produzione dei magneti permanenti impiegati nei motori delle auto elettriche e nelle turbine eoliche. Sono presenti inoltre disprosio e terbio, essenziali per garantire prestazioni elevate anche in condizioni........
