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Iran, oltre 50 mila arresti nelle proteste il blitz Usa che ancora non c’è

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Dagli annunci di un attacco imminente alla frenata improvvisa della Casa Bianca: tra pressioni dei Paesi del Golfo, segnali di de-escalation e l’assenza di una “sponda interna” a Teheran sul modello venezuelano, l’opzione militare americana contro l’Iran resta sospesa e avvolta nell’ambiguità strategica.

La repressione messa in atto dalla Repubblica islamica contro la nuova ondata di proteste popolari ha raggiunto numeri di proporzioni eccezionali. Secondo quanto reso noto dall’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (PMOI/MEK), il numero delle persone arrestate durante l’insurrezione nazionale esplosa il 28 dicembre 2025 e proseguita fino al 14 gennaio 2026 avrebbe superato quota 50 mila. Un dato destinato a crescere, dal momento che arresti e detenzioni risultano tuttora in corso. Le operazioni di polizia e delle forze di sicurezza, riferiscono le fonti dell’opposizione, avvengono prevalentemente attraverso irruzioni improvvise in abitazioni private, quartieri residenziali e luoghi di lavoro. Retate spesso indiscriminate, che colpiscono manifestanti, attivisti ma anche cittadini comuni. Molti dei fermati sul posto sarebbero stati successivamente rilasciati, ma l’assenza di informazioni ufficiali rende impossibile stabilirne il numero reale.

Le cifre diffuse sono il risultato di un lavoro di raccolta dati condotto in modo capillare: indagini approfondite in 144 città iraniane e verifiche in altre 76, basate su testimonianze dirette, racconti dei familiari, fonti locali e informazioni provenienti dall’interno delle carceri. Nonostante ciò, la stessa opposizione ammette che un quadro statistico completo potrà emergere solo attraverso una missione internazionale indipendente con accesso diretto a tutte le strutture detentive del Paese. Un precedente significativo rafforza la credibilità di questi numeri. Il 6 maggio 2025, il capo della magistratura del regime,........

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