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Garlasco, la villetta degli errori

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04.07.2026

Alberto Stasi è fuori dal carcere in affidamento in prova ai servizi sociali, Andrea Sempio è al centro della nuova inchiesta e la villetta di via Pascoli resta il luogo simbolo di una verità mai pacificata.

A Garlasco c’è una casa che da quasi diciannove anni non riesce a smettere di essere una scena del crimine. È la villetta di via Pascoli, dove il 13 agosto 2007 Chiara Poggi, ventisei anni, fu trovata morta sulle scale che portano alla cantina. Da allora quella casa non è più soltanto il luogo di un omicidio. È diventata un archivio di errori, sospetti, omissioni, consulenze, controperizie, alibi, biciclette, impronte, Dna, computer, telefonate, piste chiuse e piste riaperte. Una casa normale trasformata nel più inquietante laboratorio della giustizia italiana.

Per anni il caso sembrava chiuso. Alberto Stasi, fidanzato di Chiara, è stato condannato in via definitiva a sedici anni di carcere. Una sentenza, dunque una verità giudiziaria. Non una verità qualunque, ma quella arrivata al termine di un percorso processuale lunghissimo, controverso, attraversato da assoluzioni, ribaltamenti e ricorsi. Eppure oggi quella verità non basta più a mettere ordine. Anzi: più il tempo passa, più la villetta di Garlasco sembra produrre nuovi interrogativi invece che chiuderli.

Il paradosso è tutto qui. L’unico condannato definitivo, Alberto Stasi, ha lasciato il carcere di Bollate dopo oltre dieci anni ed è ora in affidamento in prova ai servizi sociali. Non è stato assolto, non è stato dichiarato innocente, non è stato formalmente liberato dalla condanna. Ma non è più dietro le sbarre. Nello stesso momento Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, è al centro della nuova inchiesta della Procura di Pavia, che lo accusa di avere ucciso la ragazza. Lui respinge ogni accusa. La sua difesa contesta la ricostruzione dei magistrati. La famiglia Poggi continua a credere alla responsabilità di Stasi. E così Garlasco torna a essere quello che è sempre stato: non un caso chiuso, ma una ferita aperta sotto forma di processo infinito.

La casa dove tutto è rimasto in discussione

Ogni grande delitto italiano ha il suo luogo simbolo. Cogne ha la villetta di Montroz, Perugia la casa di via della Pergola, Avetrana il garage e il pozzo, Erba l’appartamento della strage. Garlasco ha la villetta di via Pascoli. Eppure qui il luogo non è soltanto teatro del delitto. È il corpo stesso dell’enigma. Chi entrò quella mattina? Chi conosceva la casa? Chi fu fatto entrare? Quale percorso compì l’assassino? Quali tracce lasciò? Quali tracce furono lette male? Quali non furono lette affatto?

Nel tempo, la villetta è diventata una mappa giudiziaria da rileggere all’infinito. Le scale della cantina, il pavimento, il sangue, l’ingresso, le stanze, il computer, la cucina, gli oggetti, il percorso di chi trovò il corpo, il percorso di chi uccise. Tutto è stato osservato, misurato, discusso. E tutto, a distanza di anni, sembra ancora capace di........

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