Verso Samarcanda. Cosa vedere in Uzbekistan, una delle mete imperdibili del 2026
La storica città ricca di grandiosi monumenti è solo una delle tappe di un viaggio dedicato a un Paese che conquista sempre più il turismo unendo colore e tradizioni.
Per essere l’orgoglio nazionale, ha una ricetta piuttosto elementare: è un trionfo di carne d’agnello e riso fritto nell’olio sfrigolante. Ma il plov, delizia diversamente digeribile, il piatto tipico dell’Uzbekistan, ruba il sapore da ciò che quasi non si vede: il pepe, il cumino e le altre varie spezie che lo impreziosiscono.
Il plov assomiglia molto all’Uzbekistan: a un primo impatto è un Paese ben inquadrabile per la sua sovrabbondanza di sfarzose architetture islamiche, ma a guardarci bene dentro, svela tanto altro. È un mosaico d’abitudini radicate e tradizioni vive. Per esempio, le strade sono pulitissime: ogni mattina i cittadini spazzano davanti al loro uscio e si spingono fino al marciapiede lì di fronte in un’operazione di decoro collettivo. Per spostarsi si fa ancora l’autostop, ma anche in giacca e cravatta o con il vestito buono per la scuola: non è povertà, è senso di comunità. Tra le feste, la più attesa resta il matrimonio perché è allora che l’istituzione principale, la famiglia, s’allaccia e raddoppia.
Osservandolo sulla cartina, incastrato in diagonale tra il Kazakistan e il Turkmenistan, questo Stato dell’Asia Centrale ricorda un umarell un po’ ingobbito, che ha seguito i lavori in corso della storia: da qui passava la via della Seta, il principale raccordo commerciale tra l’Occidente e l’Oriente; qui si sono cristallizzate le memorie dei mercanti in transito, le favole sognanti dei viaggiatori, le ambizioni smisurate di grandi........
