2026, l’anno delle ricorrenze che parlano al presente (e non chiedono celebrazioni)
Dal Medioevo al nuovo millennio, il 2026 porta con sé alcune ricorrenze nette della storia culturale italiana ed europea. Non un esercizio di calendario, ma un invito a tornare su figure che continuano a parlarci, se siamo disposti a rileggerle, riascoltarle, attraversarle
Ogni inizio d’anno ha il suo gesto preliminare: guardare indietro, e non per nostalgia, ma per capire quali voci meritino di essere riportate nel presente. Le cifre tonde aiutano, semplificano, mettono in calendario, obbligano a scegliere. E il 2026 offre una manciata di ricorrenze che non chiedono celebrazioni retoriche, ma attenzione vera.
Ottocento anni fa, nel 1226, muore San Francesco d’Assisi. Tornare a Francesco oggi non significa evocare un santino, ma misurarsi con una delle radici più alte dell’Europa. Nella sua morte – come spesso accade ai grandi – si chiarisce il senso di una vita: un’idea di fraternità concreta, un rapporto non predatorio con il creato, una lingua che si fa canto e che entra nella storia. In un tempo che fatica a riconoscere ciò che la tiene insieme, Francesco ricorda che l’Europa non nasce solo da istituzioni e confini, ma da visioni radicali e insieme semplici dell’uomo, e precede il capitalismo, e ancora può affondare nell’ascesi e nella ricerca di quel che conta e che vale. Ricordiamolo anche solo leggendo un fioretto – si tratta di scritti sempre accusati di riduzionismo! – anche il più famoso, quello del Lupo di Gubbio: ritroveremo un uomo che con coraggio affronta un lupo, un nemico forte e rabbioso, e che l’unico modo per risolvere una situazione incresciosa è lavorare attivamente per la pace,........
