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2026, l’anno delle ricorrenze che parlano al presente (e non chiedono celebrazioni)

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02.01.2026

Dal Medioevo al nuovo millennio, il 2026 porta con sé alcune ricorrenze nette della storia culturale italiana ed europea. Non un esercizio di calendario, ma un invito a tornare su figure che continuano a parlarci, se siamo disposti a rileggerle, riascoltarle, attraversarle

Ogni inizio d’anno ha il suo gesto preliminare: guardare indietro, e non per nostalgia, ma per capire quali voci meritino di essere riportate nel presente. Le cifre tonde aiutano, semplificano, mettono in calendario, obbligano a scegliere. E il 2026 offre una manciata di ricorrenze che non chiedono celebrazioni retoriche, ma attenzione vera.

Ottocento anni fa, nel 1226, muore San Francesco d’Assisi. Tornare a Francesco oggi non significa evocare un santino, ma misurarsi con una delle radici più alte dell’Europa. Nella sua morte – come spesso accade ai grandi – si chiarisce il senso di una vita: un’idea di fraternità concreta, un rapporto non predatorio con il creato, una lingua che si fa canto e che entra nella storia. In un tempo che fatica a riconoscere ciò che la tiene insieme, Francesco ricorda che l’Europa non nasce solo da istituzioni e confini, ma da visioni radicali e insieme semplici dell’uomo, e precede il capitalismo, e ancora può affondare nell’ascesi e nella ricerca di quel che conta e che vale. Ricordiamolo anche solo leggendo un fioretto – si tratta di scritti sempre accusati di riduzionismo! – anche il più famoso, quello del Lupo di Gubbio: ritroveremo un uomo che con coraggio affronta un lupo, un nemico forte e rabbioso, e che l’unico modo per risolvere una situazione incresciosa è lavorare attivamente per la pace,........

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