Ecco perché diciamo «Che Meraviglia!»
Un libro rivela come la bellezza artistica faccia breccia in noi:quando guardiamo un dipinto non lo stiamo solamente vedendo ma“completando”. Tutto il nostro vissuto viene attivato dal percepito e succede il miracolo
Accade a quasi chiunque si soffermi davanti a un’opera d’arte. Entrate in una stanza del Museum of modern art di New York ed eccola lì, la celebre Notte stellata di Vincent van Gogh. Il cielo turbina, le stelle pulsano e il mondo sembra vivo di sentimento, come se la tela rispecchiasse la mente stessa. E allora sentite una calma improvvisa, o una dolce malinconia, o un senso di spaesamento difficile da spiegare. Nulla “accade” nel quadro, solo qualcosa dentro di voi. Che cos’è questo qualcosa? È la domanda che ha guidato per tutta la vita Eric Kandel, neurobiologo, premio Nobel per la medicina nel 2000 e uno degli scienziati di fama mondiale più aperti al dialogo con le discipline umanistiche. Dopo aver svelato i meccanismi molecolari della memoria studiando un piccolo mollusco marino, il suo interesse si è spostato su questo tema misterioso: che cosa succede nel cervello quando proviamo un’emozione davanti a un’opera d’arte?
La risposta è nella raccolta di saggi Arte e scienza, volume appena pubblicato per Cortina editore, un emozionante viaggio in quello che potrebbe essere considerato il punto d’incontro tra la scienza della mente e la poesia dello sguardo. «Il cervello», dice Kandel, «non è una semplice macchina fotografica, ma un dispositivo creativo che incamera informazioni dalla retina e le completa attingendo alla memoria, all’esperienza e agli schemi culturali di quel dato individuo». Ciò significa che, quando si guarda un dipinto, non lo si sta solo vedendo, lo si sta “completando”. Il cervello confronta ciò che percepisce con ciò che sa, che ha provato in precedenza e che la cultura e la memoria gli hanno insegnato. «Di un’immagine che vediamo, la retina invia solo schemi codificati di luce e contrasto, che vengono poi scomposti da certe aree visive in linee, bordi e movimento», dice Kandel semplificando il più possibile. «Le regioni corticali superiori combinano questi frammenti con la memoria e le aspettative, trasformando lo stimolo visivo........
