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Fotografare l'amore, fra la strada e la lotta

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23.07.2019

Pubblico il mio testo nel catalogo della mostra La strada, l'amore la lotta, con fotografie di Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas, che si è inaugurata il 13 luglio a Castelnuovo Magra.

Quantunque io vaghi lontano e in terre sconosciute, in questo specchio consentimi di lasciarti la mia immagine, perché mai si discosti dal tuo fianco. Murasaki Shikibu

Genij, il principe splendente, parte per l’esilio. Ma lascia all’adorata Murasaki, che forse non rivedrà mai più, un dono impagabile: il loro ritratto, abbracciati, congelato in uno specchio.

Ottocento anni dovranno passare prima che la romantica invenzione di una dama di corte nel Giappone del secolo XI sia realizzabile. Ma quant’è bello sapere che il bruciante desiderio della fotografia, nell’immaginario dell’umanità, debuttò come pegno d’amore.

Ecco, questa cosa di avere infilato la parola amore in mezzo alle altre due del trittico, strada e lotta, non so se più per legarle o per distinguerle, mi fa un po’ vacillare, per due motivi.

Primo, mi ricorda una promessa antica, quasi un giuramento del rivoluzionario, purtroppo tante volte tradito: che mai si dovesse perdere la tenerezza, che sempre si dovesse lottare per il pane ma anche per le rose.

Secondo, visto che è di una mostra di fotografia che parliamo, mi costringe a chiedermi se i fotografi abbiano mai davvero fotografato l’amore. La strada e la lotta sì, spesso la seconda dentro la prima, è facile, sono qualcosa che si vede. Ma l’amore, si vede?

Si vedono amanti, nelle fotografie. Baci (rubati, a volte simulati – più difficile simulare uno scontro fra manifestanti e polizia). Ma l’amore? L’amore, ha scritto detto Wim Wenders (che pure ci ha provato), l’amore “non si può fotografare. Non può essere un soggetto: può stare solo nell’occhio”.

E questa è una di quelle sue frasettine rapsodiche e benedette che........

© La Repubblica