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Venezia non è una priorità per Roma perché non ha una visione strategica

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27.12.2025

Venezia è ancora di moda a Roma? È ancora tema di preminente interesse nazionale, come recita solennemente l’articolo 1 della legge speciale del 1973? A giudicare dalle cronache di queste settimane, parrebbe di no.

Le difficoltà nel pagare i lavori del Mose, i ritardi cronici nell’avvio operativo dell’Autorità per la Laguna, l’incertezza sui finanziamenti per la gestione ordinaria del sistema di paratie mobili: sono tutti segnali di un interesse declinante. Certo, una parte di questo pasticcio è figlia del clima generale che domina i conti pubblici italiani.

Un contesto da “Bambole, non c’è una lira” nel quale trovare risorse per qualsiasi progetto diventa un’impresa titanica. Alla fine la pressione del sindaco di Venezia e quella bipartisan dei senatori veneziani ha fatto anche quest’anno il miracolo di uno stanziamento speciale. Non tutto quello che sarebbe necessario, ma sufficiente a sopravvivere per un altro anno. Ma la situazione di fondo non cambia e sarebbe troppo facile attribuire tutto alla ristrettezza generale dei bilanci pubblici.

Il vero problema è più profondo e riguarda la percezione politica della priorità veneziana. Quando, tra il 1996 e il 1998, l’Italia si preparava all’ingresso nell’euro imponendo ai cittadini sacrifici durissimi – ricordate l’eurotassa per l’Europa? – il Parlamento approvava comunque a larghissime maggioranze stanziamenti miliardari per Venezia.

Oggi quel senso di urgenza e quella generosità sono evaporati. Ma la responsabilità non è solo romana. Il minor interesse nazionale è infatti motivato anche dalla scarsa sollecitazione locale. La richiesta principale che arriva oggi da Venezia si riduce a........

© La Nuova di Venezia