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La verità sull’Iran: l’occhio di Reagan

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24.04.2026

Facciamo a cambio di presidente, e immaginiamo che oggi alla Casa Bianca (ri)sieda Ronald Reagan, per poi iniziare a vedere le cose con lo stesso occhio (lungo) di colui che uscì vittorioso dalla Guerra fredda. Ammettiamo, dunque, che il suo fantasma redivivo si trovi ad affrontare l’attuale situazione oggettiva, per quanto riguarda l’Iran post 1989, al termine quindi della guerra Iran-Iraq e dopo la caduta del muro di Berlino, fino ai giorni nostri. Anche lui, inevitabilmente, avrebbe preso come Donald Trump analoga posizione all’interno della Nato, obbligando i Paesi europei ad adeguare la loro contribuzione per il funzionamento dell’Alleanza. Del resto, l’esistente distanziamento Usa-Europa (forse irriducibile e sempre più accentuato), è dovuto al fatto che l’America continua a essere un Paese giovane e non ha timore di assumersi i rischi del ricorso alla forza per tutelare i propri interessi, e non solo, mentre i suoi alleati di sempre, salvati per ben due volte dai loro stessi disastri epocali dalle armate degli Stati Uniti, tendono al quieto vivere e all’appeasement anche nei confronti di quegli Stati che essi stessi definiscono “canaglia”. L’Iran è uno di questi. Da quando il regime fondamentalista degli ayatollah si è insediato con la Rivoluzione dell’11 febbraio 1979 (quindi, ben 47 anni fa!), tutta la regione è stata sconvolta dal terrorismo di matrice sciita, che aveva fin da allora obiettivi chiarissimi ed escatologici: la guerra politico-religiosa senza quartiere all’Occidente e ai suoi alleati mediorientali. Ovviamente, il primo di questi ultimi che andava distrutto con priorità assoluta era Israele, in quanto infedele che aveva osato occupare il sacro suolo dell’Islam e doveva, quindi, essere cancellato dalle carte del Medio Oriente come “entità sionista”.

Ora, esaminiamo per bene quale significato pratico avesse questo obiettivo ultrareligioso per gli ayatollah. In primo luogo, occorreva costruire un “Cerchio di........

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